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TIo odio i Pink Floyd
Esatto, li odio, perché se qualcuno posta una canzone devo poi ascoltarmi tutto l’album da cui è così indebitamente estratta.
Li odio perché i live non posso solo ascoltarli e, contrariamente alle apparenze, ho anche qualcosa da fare con gli occhi se ho le orecchie occupate.
Li odio perché ho provato tante volte a fare un best of, ma veniva sempre una serie di album completi.
Li odio perché quelli che han fatto loro vengono proprio bene. E io non sopporto i best of (in generale eh), è difficile non sopportare qualcosa di bello.
Li odio perché a Pompei han fatto la migliore versione di ognuna delle canzoni.
Li odio perché in quel live Nick Mason, in One of these days, si fa possedere dal charleston che prende vita e li odio perché Nick Mason è in ogni dannato fotogramma ed è straordinario.
Non posso sopportarli, non ce la faccio, del resto non posso ascoltarmi Interstellar Overdrive in bicletta senza avere un attacco di labirintite al minuto 8.40 e cadere. Che poi, sti bastardi want to tell me a story e io la voglio ascoltare, tante volte, assaporandola.
Li odio perché non vedo motivo per far gli splendidi visto che han una bicicletta e l’han pure prestata.
Li odio perché Ummagumma non ce la faccio a farmelo piacere, anche se ogni tanto è spettacolare e forse il migliore dei loro cd.
Per non parlare di Atom Earth Mother, che è bello sempre, con costanza, dal primo ascolto all’ultimo, con la stessa intensità di bellezza.
Li odio perché i primi 30 secondi di silenzio mi fan bestemmiare contro la batteria del lettore mp3 scarica.
Li odio perché quel basso in One of these days rendeva la sigla di Dribbling, negli anni 90, una pietra miliare della televisione italiana.
Li odio per i 23, sorprendenti, minuti di Echoes che ti rimangono dentro, dal primo SI all’ultima nota, perché ogni volta che sentirai un SI, o un sonar, o un brindisi, penserai per sempre al primo di quei 23 minuti.
Li odio perché Obscured by clouds è un’opera che se avesse fatto un qualunque altro gruppo sarebbe l’album di punta, sempre ricordato e venerato. Con loro no, maledetti, han pensato bene di farlo seguire dalla grandiosità, riducendolo a quell’album che ti ricordi poco se devi fare una lista e di cui raramente sai nominare una canzone che contiene.
Li odio perché The Dark Side of the Moon lo puoi mettere su qualunque film e lo migliora, ma sul Mago di Oz è più psichedelico.
Li odio perché più di una persona su 120, nel mondo, ha comprato quell’album e ha condiviso quella mistica esperienza.
Li odio perché Money è strepitosa, ma Time è meglio ancora e per questo la odio, lei e la sua assordante intro.
Li odio perché una volta che fai un’opera così ti aspetti la decadenza, ma han pensato bene di sbattere in faccia al mondo Wish you were here. Un album che ascolto di domenica, quando mi faccio la barba, per intero, dal momento in cui affilo il rasoio, a quello in cui faccio la schiuma, fino a che non pulisco il lavandino.
Li odio perché l’intro di Shine on you crazy diamond è dannatamente breve. Perché rendono quei 26 minuti di canzone incredibilmente veloci e mi scoccia dover schiacciare repeat.
Non sopporto Gilmour e la sua chitarra dolcissima che ti coccola nota dopo nota.
Poi arriva Animals, che ti riempie 40 minuti con note e testi che conosco poco. E io odio conoscere poco le cose belle.
Ma soprattutto, la radice ultima dell’odio, dell’insofferenza, risiede nel maledetto The Wall. Lui, che trasuda Roger Waters e la sua megalomania da genio da ogni nota. Lui e le sue prime 5 canzoni, così dannatamente perfette. Lui e il brivido che ti percorre la schiena quando Roger Waters, acuto in voce, ti urla
If you want to find out what’s behind these cold eyes? You’ll just have to claw your way through this disguise.
Per farsi seguire da una schitarrata esplosiva, in una canzone che quando si ripresenta a fine disco è ancora più esplosiva. Li odio perché quando la suonavano c’erano aerei che cadevano in sala, fiamme, muri, un’esperienza sensoriale completa e io me la sono persa. Un’opera epica, completa, 81 minuti di lezione musicale e poetica. Ditemi ora se non è il caso di odiare un gruppo così.
Li odio perché non so dove collocare
They were all left behind,
Most of them dead,
The rest of them dying.
And that’s how the High Command
Took my daddy from me.
Poi arrivano i motivi veri dell’odio, quelli che han eroso il gruppo, perché erano troppo perfetti, quelli che han portato a The Final Cut, straordinario come una cometa che colpisce la terra, indimenticabile quanto The Wall, concettuale, poetico, epico e ultimo album con Roger Waters.
And as the windshield melts
my tears evaporate
leaving only charcoal to defend.
Finally I understand
the feelings of the few
ashes and diamonds
foe and friend
we were all equal in the end.
Si, quelli successivi saranno comunque album storici, studiati e di livello altissimo, ma senza averli tutti insieme è come aver perso il grande amore. Ecco, The Final Cut mi fa male come un ultimo bacio, che sai essere l’ultimo, con la ragazza che stai lasciando (ti sta lasciando lei, lo sanno tutti). 46 minuti di bella tristezza.
Dunque si, li odio, dal primo all’ultimo, perché dall’83 ad oggi avrebbero potuto produrre insieme tanti di quei messaggi, così profondi e tecnicamente raffinati, da cambiare un po’ le cose in sto mondo alla deriva.
Li odio perché di sicuro ci sarebbero altre cose, più profonde, più rappresentative da dire, ma non posso certo scrivere un poema e anche in quel caso non renderebbe giustizia.
Andate a quel paese, Pink Floyd di sta fava.
E grazie.