๐ผOra รจ qualcosa di davvero dark e poco divertente. L’ho rivisto abbastanza di recente perchรฉ un mio caro amico non l’aveva mai visto. Lo guardavamo ed era triste, molto deprimente in realtร . Non penso che Mike Judge [il regista] prevedesse quanto velocemente sarebbe accaduto. Sรฌ, รจ davvero foutamente deprimente”.
Durante una chiacchierata con Andrea Bedeschi, Maya Rudolph ha condiviso il suo punto di vista sulla somiglianza tra il mondo di oggi e quello descritto nel film Idiocracy. L’attrice, che presto tornerร sugli schermi nella terza stagione della serie Loot (disponibile su Apple TV+ dal 15 ottobre insieme a Michaela Jaรฉ Rodriguez e Nat Faxon), ha raccontato come, ai tempi delle riprese di Idiocracy, nessuno avrebbe davvero pensato che la realtร potesse somigliare cosรฌ tanto a quella pellicola.
Alla domanda se nel 2006 si aspettava che il mondo sarebbe andato in quella direzione, Maya ha risposto senza esitazione: “No, รจ accaduto tutto troppo in fretta! Facendo Idiocracy ridevamo molto pensando a quanto sarebbe stato divertente vedere che le persone piรน stupide della Terra sarebbero state al comando, come ad esempio il Presidente che arrivava alla World Wrestling Federation”. Oggi perรฒ, guardando il film con occhi diversi, la sensazione รจ tutt’altro che comica.
Per chi non lo conoscesse, Idiocracy รจ una commedia satirica diretta da Mike Judge che racconta di un futuro dominato dallโignoranza e dal consumismo sfrenato. Il protagonista, Joe Bauers, interpretato da Luke Wilson, viene ibernato per errore e si risveglia cinquecento anni dopo in una societร completamente alla deriva. Nel cast, oltre a Rudolph e Wilson, figurano anche Terry Crews, Dax Shepard, Justin Long, Sara Rue, Thomas Haden Church e Andrew Wilson. La sceneggiatura porta la firma di Mike Judge con Etan Coen.
#MayaRudolph #Idiocracy #AppleTVPlus
La senatrice a vita Liliana Segre ha dato lโunica risposta possibile al delirio della ministra Roccella sulle โgiteโ ad Auschwitz usate solo per accusare il fascismo.
Ed รจ una risposta di una nettezza e una forza uniche.
โStento a credere che una ministra della Repubblica, dopo avere definito โgiteโ i viaggi di istruzione ad Auschwitz, possa avere detto che sono stati incoraggiati per incentivare l’antifascismo.
Quale sarebbe la colpa?
Durante la Seconda guerra mondiale, in tutta l’Europa occupata dalle potenze dell’Asse, i nazisti, con la collaborazione zelante dei fascisti locali – compresi quelli italiani della RSI – realizzarono una colossale industria di morte per cancellare dalla faccia della terra ebrei, rom e sinti e altre minoranze.
La formazione dei nostri figli e nipoti deve partire dalla conoscenza della Storia. La memoria della veritร fa male solo a chi ha scheletri negli armadiโ.
Dopo una risposta del genere, da parte di una che ha ancora tatuato sul braccio quellโorrore, il minimo che dovrebbe fare la ministra Roccella รจ dimettersi e chiedere scusa.
A Liliana Segre, a tutte le vittime del nazifascismo, agli antifascisti tutti e a tutti i cittadini italiani.
Scelga lei in quale ordine.
E si vergogni.
MUSEO DELLA MERDA
Pensavate che l’unica cosa interessante a Piacenza fosse la coppa?
Beh vi sbagliavate, l’unica unicitร di Piacenza รจ un museo che รจ un inno alla sostenibilitร e all’economia circolare, che si trova a Castelbosco, sto parlando del Museo della Merda.
Lโidea รจ del patron Gianantonio Locatelli, che gestisce un grande allevamento bovino.
Che un giorno ha cominciato a guardare al problema di cosa fare con l’enorme quantitร di deiezioni prodotte quotidianamente dai suoi animali in maniera creativa; perchรฉ buttarla era uno spreco.
Questo รจ il punto di svolta: invece di considerare il prodotto della digestione un costo o un rifiuto, Locatelli lo ha trasformato in risorsa energetica, gas per il riscaldamento e soprattutto, in materiale di design.
ร nata la Merdacotta, un composto a base di sterco secco e argilla, con cui si realizzano piastrelle, vasi e complementi d’arredo.
Il Museo della Merda, con la sua estetica pulita e le sue mostre sulla storia dell’uso della cacca in edilizia, agricoltura e cosmesi, non รจ volgare; รจ un monumento alla nostra ipocrisia.
Ci ricorda un’epoca, durata millenni, in cui l’uomo aveva un rapporto davvero sostenibile con la natura, dove non esisteva il concetto di “rifiuto”, ma un ciclo chiuso, efficiente e logico.
Oggi, siamo la Societร dello Spreco e del Monouso che, pur avendo a disposizione tecnologie infinite, butta via tutto: il cibo, gli oggetti, e persino le risorse piรน elementari.
Un gigante dell’usa e getta che ha raggiunto la saturazione totale.
In un’era di crisi climatica, lโunica vera innovazione non รจ l’ennesima app, ma imparare a non sprecare nemmeno la cosa piรน abbondante che produciamo.
Unโalternativa รจ possibile, perรฒ, se siete interessati a far ospitare una vostra mostra personale lรฌ, sappiate che ho giร chiesto io per voi e hanno risposto di no.
๐๐๐๐ก๐๐ ๐ ๐๐๐ โ๐๐๐ โ๐๐๐ ๐ ๐๐๐๐๐ ๐๐๐๐, ๐’๐๐ ๐๐ก๐๐๐๐ ๐๐ ๐๐ ๐
๐๐๐ฬ ๐บ๐ข๐ฬ๐๐๐…alla fine ho visto “๐ฉ๐ผ๐ฐ๐ถ ๐ป๐ผ๐๐๐๐ฟ๐ป๐ฒ”, uno sceneggiato, oggi diremmo una serie TV, scritta da ๐ฃ๐๐ฝ๐ถ ๐๐๐ฎ๐๐ถ. Roba di trent’anni fa, andato in onda sul primo canale Rai, inizialmente in prima serata, nel 1995. L’ho visto su RaiPlay spinto dai commenti entusiastici di alcuni amici, considerando la recente uscita per Bietti del ๐น๐ถ๐ฏ๐ฟ๐ผ ๐ฑ๐ถ ๐๐ป๐ฑ๐ฟ๐ฒ๐ฎ ๐ฆ๐ฐ๐ฎ๐ฟ๐ฎ๐ฏ๐ฒ๐น๐น๐ถ dedicato appunto a โVoci Notturneโ nel trentennale della serie TV…e complice anche un forte raffreddore che mi ha costretto a casa. Cinque puntate per circa sei ore complessive. Non posso dire di essermi annoiato, nonostante molte scene lente, quasi interminabili, come era nella bella TV di una volta. Non so giudicare la qualitร della regia e neanche quella degli attori, tra i quali alcuni del consolidato giro di ๐ฃ๐๐ฝ๐ถ ๐๐๐ฎ๐๐ถ, altri giovanissimi, che avrebbero poi avuto un futuro di successo, come ๐ฆ๐๐ฒ๐ณ๐ฎ๐ป๐ผ ๐๐ฐ๐ฐ๐ผ๐ฟ๐๐ถ seppure in un ruolo molto marginale. La sceneggiatura perรฒ, quella sรฌ. Una storia complessa di indagini, di morti ammazzati e di morti che parlano, di rituali antichissimi, di esoterismo, di divinitร romane ed etrusche, di una realtร che si sdoppia e di una storia che vive di qua e di lร dall’oceano e dal tempo, sul confine apparentemente inesplorato tra la vita e la morte. Pupi Avati ci ha messo dentro tanta roba e quasi tutta al posto giusto: ๐ฝ๐ผ๐ป๐๐ฒ ๐ฆ๐๐ฏ๐น๐ถ๐ฐ๐ถ๐ผ, il ponte piรน antico e sacro di Roma, il misterioso ๐ฟ๐ถ๐๐ผ ๐ฑ๐ฒ๐ด๐น๐ถ ๐๐ฟ๐ด๐ฒ๐ถ, la ๐๐ผ๐ฐ๐ถ๐ฒ๐๐ฎฬ ๐๐ฒ๐ผ๐๐ผ๐ณ๐ถ๐ฐ๐ฎ, gli ambienti esoterici romani dei primi decenni del secolo scorso fino al Concordato (l’anno VII E.F., come nota giustamente Scarabelli) e oltre, omicidi rituali, il ๐ด๐ฎ๐ฟ๐๐บ e i semi di ๐๐ถ๐น๐ณ๐ถ๐ผ, le ๐ฒ๐ด๐ด๐ฟ๐ฒ๐ด๐ผ๐ฟ๐ฒ, forse un riferimento a ๐๐๐น๐ถ๐๐ ๐๐๐ผ๐น๐ฎ (come deduce sempre Scarabelli da molte similitudini e dal riferimento al palazzo e alla famiglia Valover, che conterrebbe il nome del barone al contrario), la musicologia e la crittografia, gli ebrei romani e il destino dei loro patrimoni durante e dopo la Guerra, le acque sacre del Tevere, ๐๐น๐ฏ๐๐น๐ฎ, a Roma e ai margini dell’Etruria, sotto Todi la cittร del confine.
Tutto questo in una Roma reale degli anni โ90 dove la polizia e la magistratura conducono un’indagine che sembra escludere ogni riferimento al soprannaturale, puntando piuttosto sulle tracce di una tangentopoli allora costantemente al centro delle cronache. Ma รจ lo straniamento la chiave della narrazione. Come quello che sicuramente avrร colto milioni di italiani quando nel โ95 iniziarono a vedere sul piccolo schermo i primi fotogrammi di โVoci Notturneโ con la lunga carrellata sotto il ponte Sublicio, con il traffico di Roma intorno e la voce fuori campo che narra del rito misterico e dei sacrifici degli Argei. ร quell’antico presente che si ripropone sempre se si gira per Roma (e non solo per Roma) con adeguata sensibilitร . Ma รจ soprattutto la sensazione che la realtร non sia nรฉ una, nรฉ semplice. Una sensazione che si fa spazio, man mano che la trama s’infittisce, nelle menti di tutti i protagonisti, perfino i piรน scettici e forse anche in quelle degli spettatori.
La sceneggiatura di โVoci Notturneโ รจ ben scritta ed รจ efficace.
Ma son storie da narrare in TV? Oggi una cosa del genere sarebbe possibile mandarla in onda? E perchรฉ ci andรฒ proprio in quegli anni?
Ognuno, almeno tra coloro che quegli anni e anche quelli precedenti li hanno vissuti, avrร una sua risposta. A me, alla fine dell’ultima scena รจ venuto naturale canticchiare Battiato….๐ ๐๐๐๐ก๐๐ ๐ ๐๐๐ โ๐๐๐ โ๐๐๐ ๐ ๐๐๐๐๐ ๐๐๐๐, ๐’๐๐ ๐๐ก๐๐๐๐ ๐๐ ๐๐ ๐
๐๐๐ฬ ๐บ๐ข๐ฬ๐๐๐…
Ad un certo punto dello sceneggiato un sulfureo professore statunitense di storia delle religioni, venuto in contatto col protagonista celato della serie e praticamente mai mostrato (tranne in due brevissime scene, in una delle quali solo in foto) l’esoterista romano ๐ก๐ผ๐ฟ๐ฏ๐ฒ๐ฟ๐๐ผ ๐ฆ๐ถ๐ป๐ถ๐๐ด๐ฎ๐น๐น๐ถ, dice: “๐๐๐ ๐ก๐๐๐๐๐๐๐๐ ๐๐๐ ๐๐๐ฬ ๐โ๐ ๐๐๐ฃ๐๐๐๐๐ ๐๐ ๐ ๐๐๐ ๐๐๐ ๐๐๐๐ก๐ ๐๐ ๐ ๐๐๐๐, ๐ ๐ ๐๐๐ ๐ ๐๐๐ ๐๐ก๐ก๐๐๐๐๐ ๐ ๐ก๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐๐๐๐, ๐โ๐ ๐ ๐ฃ๐๐๐ก๐ ๐ ๐๐๐ ๐๐๐๐๐๐ก๐๐๐๐๐๐๐๐๐”.
Qui (e anche nellโinteressante commento di Andrea Scarabelli) si fa riferimento a iniziazioni e contro iniziazioni. Ma al di lร di ogni considerazione “tecnica” a me lo sceneggiato ha riportato dritto al clima di quegli anni. Quando, almeno in alcuni ambienti, si leggevano l’Evola della ๐ง๐ฟ๐ฎ๐ฑ๐ถ๐๐ถ๐ผ๐ป๐ฒ ๐๐ฟ๐บ๐ฒ๐๐ถ๐ฐ๐ฎ, o quello di โ๐ ๐ฎ๐๐ฐ๐ต๐ฒ๐ฟ๐ฎ ๐ฒ ๐๐ผ๐น๐๐ผโฆโ, Guรจnon e “๐๐น ๐ ๐ฎ๐๐๐ถ๐ป๐ผ ๐ฑ๐ฒ๐ถ ๐ ๐ฎ๐ด๐ต๐ถ” di Pauwels e Bergier, che – come nota Scarabelli – era anche un libro di culto di Pupi Avati. In quegli stessi anni anche noi ragazzotti di provincia, piuttosto schifati da una realtร politica e secolare che giร allora preferivamo (forse colpevolmente) tenere a distanza, amavamo riflettere sul significato delle Rune illustrato dall’amico ๐ ๐ฎ๐ฟ๐ถ๐ผ ๐ฃ๐ผ๐น๐ถ๐ฎ, oppure cercare i riferimenti esoterici nei testi dei ๐๐ผ๐ผ๐ฟ๐, o seguire le avventure spirituali di ๐๐ฟ๐ฎ๐ป๐ฐ๐ผ ๐๐ฎ๐๐๐ถ๐ฎ๐๐ผ riscoprendo ๐๐๐ฟ๐ฑ๐ท๐ถ๐ฒ๐ณ๐ณ, attraverso la sua piccola casa editrice L’Ottava. O anche studiare a fondo i rituali degli antichi popoli italici, a cominciare dalle ๐ง๐ฎ๐๐ผ๐น๐ฒ ๐๐๐ด๐๐ฏ๐ถ๐ป๐ฒ, interrogando i luoghi dove si svolgevano le cerimonie. E come uno dei protagonisti dello sceneggiato, quando non riuscivamo a capire qualcosa, sfogliavamo le enciclopedie e saccheggiavano gli archivi, visto che lโInternet era di lร da venire insieme ai suoi compagni (demoniaci?) Google e la neonata Chat GPT.
Insomma da inguaribili curiosi si faceva una gran confusione: pensavano di fare gli esoteristi, ma in fondo โ๐๐๐ ๐ ๐๐๐ ๐๐๐๐ ๐๐ ๐๐๐๐ฃ๐๐๐๐๐, ๐ก๐๐๐๐๐๐ก๐๐๐๐ ๐๐๐ก๐ก๐ ๐๐ ๐ ๐ข๐๐โ. Poi col tempo ho capito che la ricerca interiore, non รจ roba da fare artigianalmente e forse neanche da raccontare in uno sceneggiato. Meglio cercarsi un maestro o una montagna, magari tutti e due.
Resta il fatto che โ๐ฉ๐ผ๐ฐ๐ถ ๐ป๐ผ๐๐๐๐ฟ๐ป๐ฒโ raccoglie e racconta un certo spirito del tempo, un pezzo, forse non trascurabile di inconscio collettivo, che in quegli anni, e ancora per poco, attraversava la nostra societร , prima che molte anime finissero nella rete.
๐๐ ๐ผ๐ ๐๐ข๐๐๐๐ ๐ ๐ก๐๐ ๐ ๐ ๐๐๐๐, ๐๐๐๐ฃ๐๐๐ ๐๐๐๐๐๐ ๐ก๐ ๐๐ ๐ฟ๐ ๐๐๐ง๐๐๐๐ ๐๐๐๐ ๐๐๐o ๐โ๐๐๐ก๐๐๐ฃ๐๐ ๐ก๐๐๐ ๐ข๐๐ ๐๐๐๐๐ ๐โ๐ ๐๐ ๐ ๐๐๐๐ฃ๐ ๐๐ ๐๐๐๐๐๐ก๐๐๐๐๐ ๐๐๐๐ ๐บ๐๐๐๐๐ ๐น๐๐๐ก๐๐๐๐๐๐ง๐ ๐ต๐๐๐๐๐ ๐ ๐โ๐ ๐๐๐๐๐ฃ๐ ๐๐๐๐๐๐๐๐๐๐ก๐ ๐ ๐๐๐๐๐๐ ๐ต๐๐๐ฃ๐๐ก๐ ๐๐ฆ. ๐ธ๐๐ ๐๐๐๐๐๐๐ก๐๐ ๐, ๐๐ ๐๐๐๐, ๐๐ ๐๐ฃ๐๐ฃ๐ ๐๐๐๐ ๐ ๐๐๐ ๐ ๐๐๐๐๐ ๐๐๐ ๐๐๐๐ก๐ ๐๐๐ ๐ ๐๐๐ข๐๐๐ ๐๐๐๐ก๐ ๐๐๐๐๐ ๐โ๐๐๐๐๐๐๐ ๐ก๐๐๐๐ข๐๐๐๐. ๐ต๐โ, ๐๐ข๐๐๐๐ ๐ข๐ ๐๐๐ ๐โ๐๐๐ก๐๐๐ฃ๐๐ ๐ก๐ ๐โ๐ ๐๐๐ ๐ ๐ข ๐๐๐๐๐ข๐ ๐๐๐๐๐๐๐, ๐ก๐ข๐ก๐ก๐ ๐๐ ๐๐๐๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐ ๐๐๐ฃ๐๐๐ก๐๐ก๐: ๐โ๐๐๐ก๐๐๐ฃ๐๐ ๐ก๐ ๐๐๐๐ฬ ๐๐๐๐ง๐๐๐ฃ๐ ๐๐ ๐๐ข๐๐๐๐ ๐โ๐ ๐๐ฃ๐๐๐๐๐ ๐๐๐ฃ๐ข๐ก๐ ๐๐ ๐ ๐๐๐ ๐๐ ๐๐ข๐๐๐ก๐ ๐๐๐๐๐๐๐ ๐๐๐ ๐๐๐๐ ๐๐๐ข๐๐ฃ๐ ๐๐๐ ๐๐ ๐๐๐๐๐, ๐๐ ๐๐ข๐๐๐ก๐, ๐๐ ๐ ๐๐๐๐๐๐ ๐ ๐๐ ๐ก๐๐๐ง๐, ๐๐๐ ๐๐ ๐๐๐ ๐ข๐๐ก๐๐ก๐ ๐๐ essere ๐๐๐๐ก๐๐๐๐๐๐๐ก๐ ๐๐๐๐๐๐๐๐๐๐๐. ๐๐๐ ๐๐ ๐ ๐๐๐๐๐๐ ๐๐๐๐ ๐ข๐๐ ๐ ๐๐๐๐๐๐ง๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐ข๐๐ ๐ ๐ก๐๐๐๐๐๐ ๐๐๐ ๐๐๐๐๐๐๐๐. ๐๐๐๐๐๐๐๐๐ ๐๐๐๐ ๐ ๐๐๐๐๐๐, ๐ ๐๐ข๐ ๐๐๐๐๐๐ ๐๐๐ ๐โ๐๐๐๐๐๐ฃ๐๐๐๐๐๐ก๐ ๐ ๐๐๐ ๐๐ ๐๐๐ ๐๐๐ ๐ ๐๐๐๐ก๐ ๐ก๐๐๐๐๐ข๐๐๐๐๐๐๐๐ก๐ โ๐๐ ๐ฃ๐๐๐ ๐โ๐ ๐โ๐๐๐ก๐๐๐๐๐ ๐๐๐ฃ๐๐ฃ๐ ๐ข๐ ๐๐๐๐ ๐๐๐ ๐ฬโ. ๐ถโ๐๐ฃ๐๐๐ ๐๐๐ก๐ข๐ก๐ ๐ ๐๐๐๐ฃ๐๐๐ ๐ข๐๐ ๐ ๐๐๐๐๐๐๐๐๐ก๐, ๐๐ ๐๐๐ ๐โ๐๐๐๐๐ ๐๐๐๐ก๐ ๐๐๐๐๐ง๐ง๐๐ก๐ ๐ ๐ ๐๐๐๐๐ก๐ก๐ข๐ก๐ก๐ ๐๐๐ ๐๐ ๐ ๐๐๐๐ ๐ ๐ก๐๐ก๐ ๐๐๐๐๐๐.
#VociNotturne Voci Notturne
.A proposito del Nobel in fisica 2025: il tunnelling quantistico oppure come “attraversare la montagna”
Immaginate la seguente scena: sto camminando in montagna, il sentiero sale molto ripido e la cima sembra cosi’ lontana. A un certo punto mi fermo davanti a una grande parete di roccia. La fisica classica direbbe che ho due possibilitร : o trovo il sentiero per scalarla, o…. torno indietro.
Ma nel mondo quantistico succede qualcosa di inaspettato: potrei semplicemente attraversare la montagna! Cosi’!.
ร come se, invece di dover superare la montagna, potessi “apparire” direttamente dallโaltra parte, senza scavarla nรฉ scavalcarla. Volete un altro esempio? E’ come se sbattessi contro una porta chiusa e, con un piccolo “colpo di probabilitร ”, mi ritrovassi di lร , senza romperla.
Questa รจ lโessenza del tunnelling quantistico: un fenomeno in cui una particella (eh….onda) riesce a passare attraverso una barriera che, secondo le leggi classiche, non dovrebbe poter superare.
Ma cosa succede nel mondo quantistico?
Per capirlo, bisogna entrare un poโ nel linguaggio della meccanica quantistica.
Ogni particella, quale un elettrone, un protone, perfino un atomo, non รจ descritta come un punto rigido, ma come unโonda (si, nello spazio matematico multidimensionale…ma questa e’ un’altra storia), che puรฒ โespandersiโ nello spazio.
Quando questโonda incontra una barriera di energia piรน alta di quella posseduta dalla particella, una piccola parte dellโonda โfiltraโ oltre la barriera. E quella piccola parte rappresenta la probabilitร che la particella compaia dallโaltra parte, come se avesse attraversato un tunnel invisibile: l’effetto tunnel quantistico!
Dal punto di vista matematico, รจ un effetto previsto dalle equazioni della fisica quantistica, tipo l’equazione di Schrรถdinger (quello del povero gatto). Dal punto di vista fisico, รจ uno dei comportamenti piรน sorprendenti oserei dire dellโuniverso: una particella puรฒ violare la logica classica …(ma non quella quantistica).
Questo effetto non รจ un capriccio della natura, ma spiega fenomeni fondamentali come il decadimento radioattivo (alcune particelle โtunnelanoโ fuori dal nucleo) o il funzionamento dei dispositivi elettronici, ad esempio i diodi tunnel, oppure sensori quantistici piรน avanzati.
Dal microscopico al macroscopico: il Nobel per la Fisica 2025
Nel 2025, il Premio Nobel per la Fisica รจ stato assegnato a John Clarke, Michel Devoret e John Martinis per aver mostrato che il tunnelling quantistico non รจ confinato al mondo delle singole particelle: puรฒ manifestarsi anche in sistemi macroscopici, visibili e costruiti con tanta cura in laboratorio.
I tre scienziati hanno utilizzato circuiti superconduttori, dove la corrente scorre senza resistenza, per creare giunzioni di Josephson, dove miliardi di elettroni agiscono come unโunica entitร quantistica.
In queste strutture, lโintero sistema puรฒ attraversare una barriera di energia, proprio come una singola particella: il fenomeno chiamato tunnelling quantistico macroscopico.
Questa scoperta, nata negli anni Ottanta e riconosciuta col Nobel 2025 ha anche messo le basi per i qubit superconduttori per i computer quantistici.
Ha anche aperto una finestra su uno dei confini piรน affascinanti di tutta la fisica e oserei dire la scienza fisica: dove finisce il mondo quantistico e dove comincia il mondo classico?
Una riflessione personale
Come ricercatrice che lavora anchโio nel campo della fisica quantistica, trovo in questo Nobel una lezione di eleganza e di umiltร : ci ricorda che la natura non ha confini netti, ma transizioni sottili e bellissime.
La fisica quantistica ci insegna proprio questo: che lโimpossibile, se lo si guarda con occhi nuovi, puรฒ diventare reale, anche attraversando…. una montagna.
E menomale che la Meloni era per la meritocrazia e contro lโamichettismo.
La nomina di Beatrice Venezi alla Fenice รจ qualcosa di surreale.
Ormai รจ scontro frontale.
Cito dal Fatto: โDopo tre ore e mezza di incontro tra sindacati e sindaco รจ sempre piรน scontro frontale. Ieri, nel faccia a faccia tra le 12 RSU, le sigle Cgil, Cisl, Uil e Fials e i vertici della Fenice, con il sindaco Luigi Brugnaro, รจ andato in scena il giorno della veritร . Nessuna apertura: la direzione ha respinto la richiesta di revocare la nomina di Venezi e di rimuovere il sovrintendente Nicola Colabianchi.
La mobilitazione ora punta al cuore della stagione. Proclamato lo sciopero per il 17 ottobre, giorno della prima del Wozzeck, con assemblea pubblica e concerto in Campo Santo Stefano, aperti a cittadini e musicisti solidali. Se la nomina non sarร ritirata, la protesta proseguirร fino a Capodanno, con la minaccia di bloccare anche il Concerto di Capodanno, trasmesso ogni anno in mondovisione su Rai 1.
Colabianchi ha difeso la scelta: โร bravissima, porterร un sacco di soldi al Teatro โ ha detto โ le banche daranno piรน credito, arriveranno sponsorโ.
Parole che i lavoratori definiscono โla solita favolettaโ buona per giustificare scelte calate dallโalto. Brugnaro ha provato a smorzare i toni proponendo โun percorso conoscitivoโ con Venezi, ma la replica รจ stata secca: โPrima ci si conosce, poi si decide un incarico, non il contrarioโ.
Intanto le disdette degli abbonamenti salgono a 160, segno di un dissenso che travolge anche il pubblicoโ.
Daje Meloni. Amichettismo ruleZ!
Ciccio Ingrassia.
Lโattore che rideva per non piangere.
Ciccio Ingrassia nacque a Palermo, nel quartiere del Capo, in un tempo in cui i sogni costavano meno ma pesavano di piรน.
Era il 1922, e la Sicilia si portava addosso polverosa miseria e la voce dei mercanti che gridavano nei vicoli.
Lui, Francesco per lโanagrafe, โCiccioโ per chiunque lo avesse incontrato anche solo una volta, non nacque artista. Nacque povero, come molti, ma con quellโironia che in certi palermitani รจ una forma di sopravvivenza.
Fece di tutto: il barbiere, il falegname, il garzone. Ma in ogni mestiere ci metteva una mimica, una smorfia, una battuta, come se anche la realtร fosse una scena da recitare. E forse lo era davvero.
Poi arrivรฒ Franco Franchi, e con lui il destino.
Due siciliani diversi ma complementari: uno, fuoco e istinto; lโaltro, misura e malinconia. Franco e Ciccio โ due nomi come due colpi di tamburo. Si trovarono sulle tavole del varietร , fra le risate e le luci tremolanti dei teatri di provincia, e da quel momento la loro vita diventรฒ una lunga scena in due.
Furono amati, fraintesi, snobbati e riscoperti.
Girarono piรน di cento film, molti dei quali i critici non vollero capire, ma che il popolo imparรฒ a memoria. E dentro quella comicitร travolgente, spesso cโera il dolore di chi, per mestiere, deve far ridere anche quando non ne avrebbe voglia.
Ciccio era diverso da Franco.
Aveva nello sguardo la malinconia di chi sa che la risata รจ una maschera sottile. Quando interpretava il โserioโ accanto al โmattoโ, sembrava quasi proteggere lโamico con la compostezza di un fratello ma