Ottobre

๐ผOra รจ qualcosa di davvero dark e poco divertente. L’ho rivisto abbastanza di recente perchรฉ un mio caro amico non l’aveva mai visto. Lo guardavamo ed era triste, molto deprimente in realtร . Non penso che Mike Judge [il regista] prevedesse quanto velocemente sarebbe accaduto. Sรฌ, รจ davvero foutamente deprimente”.

Durante una chiacchierata con Andrea Bedeschi, Maya Rudolph ha condiviso il suo punto di vista sulla somiglianza tra il mondo di oggi e quello descritto nel film Idiocracy. L’attrice, che presto tornerร  sugli schermi nella terza stagione della serie Loot (disponibile su Apple TV+ dal 15 ottobre insieme a Michaela Jaรฉ Rodriguez e Nat Faxon), ha raccontato come, ai tempi delle riprese di Idiocracy, nessuno avrebbe davvero pensato che la realtร  potesse somigliare cosรฌ tanto a quella pellicola.

Alla domanda se nel 2006 si aspettava che il mondo sarebbe andato in quella direzione, Maya ha risposto senza esitazione: “No, รจ accaduto tutto troppo in fretta! Facendo Idiocracy ridevamo molto pensando a quanto sarebbe stato divertente vedere che le persone piรน stupide della Terra sarebbero state al comando, come ad esempio il Presidente che arrivava alla World Wrestling Federation”. Oggi perรฒ, guardando il film con occhi diversi, la sensazione รจ tutt’altro che comica.

Per chi non lo conoscesse, Idiocracy รจ una commedia satirica diretta da Mike Judge che racconta di un futuro dominato dallโ€™ignoranza e dal consumismo sfrenato. Il protagonista, Joe Bauers, interpretato da Luke Wilson, viene ibernato per errore e si risveglia cinquecento anni dopo in una societร  completamente alla deriva. Nel cast, oltre a Rudolph e Wilson, figurano anche Terry Crews, Dax Shepard, Justin Long, Sara Rue, Thomas Haden Church e Andrew Wilson. La sceneggiatura porta la firma di Mike Judge con Etan Coen.

#MayaRudolph #Idiocracy #AppleTVPlus




La senatrice a vita Liliana Segre ha dato lโ€™unica risposta possibile al delirio della ministra Roccella sulle โ€œgiteโ€ ad Auschwitz usate solo per accusare il fascismo.

Ed รจ una risposta di una nettezza e una forza uniche.

โ€œStento a credere che una ministra della Repubblica, dopo avere definito โ€˜giteโ€™ i viaggi di istruzione ad Auschwitz, possa avere detto che sono stati incoraggiati per incentivare l’antifascismo.
Quale sarebbe la colpa?
Durante la Seconda guerra mondiale, in tutta l’Europa occupata dalle potenze dell’Asse, i nazisti, con la collaborazione zelante dei fascisti locali – compresi quelli italiani della RSI – realizzarono una colossale industria di morte per cancellare dalla faccia della terra ebrei, rom e sinti e altre minoranze.
La formazione dei nostri figli e nipoti deve partire dalla conoscenza della Storia. La memoria della veritร  fa male solo a chi ha scheletri negli armadiโ€.

Dopo una risposta del genere, da parte di una che ha ancora tatuato sul braccio quellโ€™orrore, il minimo che dovrebbe fare la ministra Roccella รจ dimettersi e chiedere scusa.
A Liliana Segre, a tutte le vittime del nazifascismo, agli antifascisti tutti e a tutti i cittadini italiani.

Scelga lei in quale ordine.

E si vergogni.

MUSEO DELLA MERDA
Pensavate che l’unica cosa interessante a Piacenza fosse la coppa?
Beh vi sbagliavate, l’unica unicitร  di Piacenza รจ un museo che รจ un inno alla sostenibilitร  e all’economia circolare, che si trova a Castelbosco, sto parlando del Museo della Merda.

Lโ€™idea รจ del patron Gianantonio Locatelli, che gestisce un grande allevamento bovino.
Che un giorno ha cominciato a guardare al problema di cosa fare con l’enorme quantitร  di deiezioni prodotte quotidianamente dai suoi animali in maniera creativa; perchรฉ buttarla era uno spreco.

Questo รจ il punto di svolta: invece di considerare il prodotto della digestione un costo o un rifiuto, Locatelli lo ha trasformato in risorsa energetica, gas per il riscaldamento e soprattutto, in materiale di design.

รˆ nata la Merdacotta, un composto a base di sterco secco e argilla, con cui si realizzano piastrelle, vasi e complementi d’arredo.

Il Museo della Merda, con la sua estetica pulita e le sue mostre sulla storia dell’uso della cacca in edilizia, agricoltura e cosmesi, non รจ volgare; รจ un monumento alla nostra ipocrisia.

Ci ricorda un’epoca, durata millenni, in cui l’uomo aveva un rapporto davvero sostenibile con la natura, dove non esisteva il concetto di “rifiuto”, ma un ciclo chiuso, efficiente e logico.

Oggi, siamo la Societร  dello Spreco e del Monouso che, pur avendo a disposizione tecnologie infinite, butta via tutto: il cibo, gli oggetti, e persino le risorse piรน elementari.
Un gigante dell’usa e getta che ha raggiunto la saturazione totale.

In un’era di crisi climatica, lโ€™unica vera innovazione non รจ l’ennesima app, ma imparare a non sprecare nemmeno la cosa piรน abbondante che produciamo.

Unโ€™alternativa รจ possibile, perรฒ, se siete interessati a far ospitare una vostra mostra personale lรฌ, sappiate che ho giร  chiesto io per voi e hanno risposto di no.





๐‘š๐‘Ž๐‘›๐‘ก๐‘Ÿ๐‘Ž ๐‘’ ๐‘”๐‘™๐‘– โ„Ž๐‘Ž๐‘Ÿ๐‘’ โ„Ž๐‘Ž๐‘Ÿ๐‘’ ๐‘Ž ๐‘š๐‘–๐‘™๐‘™๐‘’ ๐‘™๐‘–๐‘Ÿ๐‘’, ๐‘™’๐‘’๐‘ ๐‘œ๐‘ก๐‘’๐‘Ÿ๐‘–๐‘ ๐‘š๐‘œ ๐‘‘๐‘– ๐‘…๐‘’๐‘›๐‘’ฬ ๐บ๐‘ข๐‘’ฬ€๐‘›๐‘œ๐‘›…alla fine ho visto “๐—ฉ๐—ผ๐—ฐ๐—ถ ๐—ป๐—ผ๐˜๐˜๐˜‚๐—ฟ๐—ป๐—ฒ”, uno sceneggiato, oggi diremmo una serie TV, scritta da ๐—ฃ๐˜‚๐—ฝ๐—ถ ๐—”๐˜ƒ๐—ฎ๐˜๐—ถ. Roba di trent’anni fa, andato in onda sul primo canale Rai, inizialmente in prima serata, nel 1995. L’ho visto su RaiPlay spinto dai commenti entusiastici di alcuni amici, considerando la recente uscita per Bietti del ๐—น๐—ถ๐—ฏ๐—ฟ๐—ผ ๐—ฑ๐—ถ ๐—”๐—ป๐—ฑ๐—ฟ๐—ฒ๐—ฎ ๐—ฆ๐—ฐ๐—ฎ๐—ฟ๐—ฎ๐—ฏ๐—ฒ๐—น๐—น๐—ถ dedicato appunto a โ€œVoci Notturneโ€ nel trentennale della serie TV…e complice anche un forte raffreddore che mi ha costretto a casa. Cinque puntate per circa sei ore complessive. Non posso dire di essermi annoiato, nonostante molte scene lente, quasi interminabili, come era nella bella TV di una volta. Non so giudicare la qualitร  della regia e neanche quella degli attori, tra i quali alcuni del consolidato giro di ๐—ฃ๐˜‚๐—ฝ๐—ถ ๐—”๐˜ƒ๐—ฎ๐˜๐—ถ, altri giovanissimi, che avrebbero poi avuto un futuro di successo, come ๐—ฆ๐˜๐—ฒ๐—ณ๐—ฎ๐—ป๐—ผ ๐—”๐—ฐ๐—ฐ๐—ผ๐—ฟ๐˜€๐—ถ seppure in un ruolo molto marginale. La sceneggiatura perรฒ, quella sรฌ. Una storia complessa di indagini, di morti ammazzati e di morti che parlano, di rituali antichissimi, di esoterismo, di divinitร  romane ed etrusche, di una realtร  che si sdoppia e di una storia che vive di qua e di lร  dall’oceano e dal tempo, sul confine apparentemente inesplorato tra la vita e la morte. Pupi Avati ci ha messo dentro tanta roba e quasi tutta al posto giusto: ๐—ฝ๐—ผ๐—ป๐˜๐—ฒ ๐—ฆ๐˜‚๐—ฏ๐—น๐—ถ๐—ฐ๐—ถ๐—ผ, il ponte piรน antico e sacro di Roma, il misterioso ๐—ฟ๐—ถ๐˜๐—ผ ๐—ฑ๐—ฒ๐—ด๐—น๐—ถ ๐—”๐—ฟ๐—ด๐—ฒ๐—ถ, la ๐˜€๐—ผ๐—ฐ๐—ถ๐—ฒ๐˜๐—ฎฬ€ ๐˜๐—ฒ๐—ผ๐˜€๐—ผ๐—ณ๐—ถ๐—ฐ๐—ฎ, gli ambienti esoterici romani dei primi decenni del secolo scorso fino al Concordato (l’anno VII E.F., come nota giustamente Scarabelli) e oltre, omicidi rituali, il ๐—ด๐—ฎ๐—ฟ๐˜‚๐—บ e i semi di ๐˜€๐—ถ๐—น๐—ณ๐—ถ๐—ผ, le ๐—ฒ๐—ด๐—ด๐—ฟ๐—ฒ๐—ด๐—ผ๐—ฟ๐—ฒ, forse un riferimento a ๐—๐˜‚๐—น๐—ถ๐˜‚๐˜€ ๐—˜๐˜ƒ๐—ผ๐—น๐—ฎ (come deduce sempre Scarabelli da molte similitudini e dal riferimento al palazzo e alla famiglia Valover, che conterrebbe il nome del barone al contrario), la musicologia e la crittografia, gli ebrei romani e il destino dei loro patrimoni durante e dopo la Guerra, le acque sacre del Tevere, ๐—”๐—น๐—ฏ๐˜‚๐—น๐—ฎ, a Roma e ai margini dell’Etruria, sotto Todi la cittร  del confine.
Tutto questo in una Roma reale degli anni โ€˜90 dove la polizia e la magistratura conducono un’indagine che sembra escludere ogni riferimento al soprannaturale, puntando piuttosto sulle tracce di una tangentopoli allora costantemente al centro delle cronache. Ma รจ lo straniamento la chiave della narrazione. Come quello che sicuramente avrร  colto milioni di italiani quando nel โ€™95 iniziarono a vedere sul piccolo schermo i primi fotogrammi di โ€œVoci Notturneโ€ con la lunga carrellata sotto il ponte Sublicio, con il traffico di Roma intorno e la voce fuori campo che narra del rito misterico e dei sacrifici degli Argei. รˆ quell’antico presente che si ripropone sempre se si gira per Roma (e non solo per Roma) con adeguata sensibilitร . Ma รจ soprattutto la sensazione che la realtร  non sia nรฉ una, nรฉ semplice. Una sensazione che si fa spazio, man mano che la trama s’infittisce, nelle menti di tutti i protagonisti, perfino i piรน scettici e forse anche in quelle degli spettatori.

La sceneggiatura di โ€œVoci Notturneโ€ รจ ben scritta ed รจ efficace.
Ma son storie da narrare in TV? Oggi una cosa del genere sarebbe possibile mandarla in onda? E perchรฉ ci andรฒ proprio in quegli anni?
Ognuno, almeno tra coloro che quegli anni e anche quelli precedenti li hanno vissuti, avrร  una sua risposta. A me, alla fine dell’ultima scena รจ venuto naturale canticchiare Battiato….๐‘– ๐‘š๐‘Ž๐‘›๐‘ก๐‘Ÿ๐‘Ž ๐‘’ ๐‘”๐‘™๐‘– โ„Ž๐‘Ž๐‘Ÿ๐‘’ โ„Ž๐‘Ž๐‘Ÿ๐‘’ ๐‘Ž ๐‘š๐‘–๐‘™๐‘™๐‘’ ๐‘™๐‘–๐‘Ÿ๐‘’, ๐‘™’๐‘’๐‘ ๐‘œ๐‘ก๐‘’๐‘Ÿ๐‘–๐‘ ๐‘š๐‘œ ๐‘‘๐‘– ๐‘…๐‘’๐‘›๐‘’ฬ ๐บ๐‘ข๐‘’ฬ€๐‘›๐‘œ๐‘›…
Ad un certo punto dello sceneggiato un sulfureo professore statunitense di storia delle religioni, venuto in contatto col protagonista celato della serie e praticamente mai mostrato (tranne in due brevissime scene, in una delle quali solo in foto) l’esoterista romano ๐—ก๐—ผ๐—ฟ๐—ฏ๐—ฒ๐—ฟ๐˜๐—ผ ๐—ฆ๐—ถ๐—ป๐—ถ๐˜€๐—ด๐—ฎ๐—น๐—น๐—ถ, dice: “๐‘ƒ๐‘Ž๐‘ ๐‘ก๐‘–๐‘๐‘๐‘–๐‘Ž๐‘›๐‘‘๐‘œ ๐‘๐‘œ๐‘› ๐‘๐‘–๐‘œฬ€ ๐‘โ„Ž๐‘’ ๐‘‘๐‘œ๐‘ฃ๐‘Ÿ๐‘’๐‘๐‘๐‘’ ๐‘’๐‘ ๐‘ ๐‘’๐‘Ÿ๐‘’ ๐‘™๐‘Ž๐‘ ๐‘๐‘–๐‘Ž๐‘ก๐‘œ ๐‘Ž๐‘™ ๐‘ ๐‘Ž๐‘๐‘Ÿ๐‘œ, ๐‘ ๐‘– ๐‘๐‘œ๐‘ ๐‘ ๐‘œ๐‘›๐‘œ ๐‘œ๐‘ก๐‘ก๐‘’๐‘›๐‘’๐‘Ÿ๐‘’ ๐‘ ๐‘ก๐‘Ÿ๐‘Ž๐‘›๐‘– ๐‘“๐‘’๐‘›๐‘œ๐‘š๐‘’๐‘›๐‘–, ๐‘โ„Ž๐‘’ ๐‘Ž ๐‘ฃ๐‘œ๐‘™๐‘ก๐‘’ ๐‘ ๐‘œ๐‘›๐‘œ ๐‘–๐‘›๐‘๐‘œ๐‘›๐‘ก๐‘Ÿ๐‘œ๐‘™๐‘™๐‘Ž๐‘๐‘–๐‘™๐‘–”.
Qui (e anche nellโ€™interessante commento di Andrea Scarabelli) si fa riferimento a iniziazioni e contro iniziazioni. Ma al di lร  di ogni considerazione “tecnica” a me lo sceneggiato ha riportato dritto al clima di quegli anni. Quando, almeno in alcuni ambienti, si leggevano l’Evola della ๐—ง๐—ฟ๐—ฎ๐—ฑ๐—ถ๐˜‡๐—ถ๐—ผ๐—ป๐—ฒ ๐—˜๐—ฟ๐—บ๐—ฒ๐˜๐—ถ๐—ฐ๐—ฎ, o quello di โ€œ๐— ๐—ฎ๐˜€๐—ฐ๐—ต๐—ฒ๐—ฟ๐—ฎ ๐—ฒ ๐˜ƒ๐—ผ๐—น๐˜๐—ผโ€ฆโ€, Guรจnon e “๐—œ๐—น ๐— ๐—ฎ๐˜๐˜๐—ถ๐—ป๐—ผ ๐—ฑ๐—ฒ๐—ถ ๐— ๐—ฎ๐—ด๐—ต๐—ถ” di Pauwels e Bergier, che – come nota Scarabelli – era anche un libro di culto di Pupi Avati. In quegli stessi anni anche noi ragazzotti di provincia, piuttosto schifati da una realtร  politica e secolare che giร  allora preferivamo (forse colpevolmente) tenere a distanza, amavamo riflettere sul significato delle Rune illustrato dall’amico ๐— ๐—ฎ๐—ฟ๐—ถ๐—ผ ๐—ฃ๐—ผ๐—น๐—ถ๐—ฎ, oppure cercare i riferimenti esoterici nei testi dei ๐——๐—ผ๐—ผ๐—ฟ๐˜€, o seguire le avventure spirituali di ๐—™๐—ฟ๐—ฎ๐—ป๐—ฐ๐—ผ ๐—•๐—ฎ๐˜๐˜๐—ถ๐—ฎ๐˜๐—ผ riscoprendo ๐—š๐˜‚๐—ฟ๐—ฑ๐—ท๐—ถ๐—ฒ๐—ณ๐—ณ, attraverso la sua piccola casa editrice L’Ottava. O anche studiare a fondo i rituali degli antichi popoli italici, a cominciare dalle ๐—ง๐—ฎ๐˜ƒ๐—ผ๐—น๐—ฒ ๐—˜๐˜‚๐—ด๐˜‚๐—ฏ๐—ถ๐—ป๐—ฒ, interrogando i luoghi dove si svolgevano le cerimonie. E come uno dei protagonisti dello sceneggiato, quando non riuscivamo a capire qualcosa, sfogliavamo le enciclopedie e saccheggiavano gli archivi, visto che lโ€™Internet era di lร  da venire insieme ai suoi compagni (demoniaci?) Google e la neonata Chat GPT.
Insomma da inguaribili curiosi si faceva una gran confusione: pensavano di fare gli esoteristi, ma in fondo โ€œ๐‘’๐‘Ÿ๐‘Ž ๐‘ ๐‘œ๐‘™๐‘œ ๐‘Ÿ๐‘œ๐‘๐‘Ž ๐‘‘๐‘– ๐‘๐‘Ÿ๐‘œ๐‘ฃ๐‘–๐‘›๐‘๐‘–๐‘Ž, ๐‘ก๐‘Ž๐‘”๐‘™๐‘–๐‘Ž๐‘ก๐‘’๐‘™๐‘™๐‘’ ๐‘“๐‘Ž๐‘ก๐‘ก๐‘’ ๐‘Ž๐‘™ ๐‘ ๐‘ข๐‘”๐‘œโ€. Poi col tempo ho capito che la ricerca interiore, non รจ roba da fare artigianalmente e forse neanche da raccontare in uno sceneggiato. Meglio cercarsi un maestro o una montagna, magari tutti e due.
Resta il fatto che โ€œ๐—ฉ๐—ผ๐—ฐ๐—ถ ๐—ป๐—ผ๐˜๐˜๐˜‚๐—ฟ๐—ป๐—ฒโ€ raccoglie e racconta un certo spirito del tempo, un pezzo, forse non trascurabile di inconscio collettivo, che in quegli anni, e ancora per poco, attraversava la nostra societร , prima che molte anime finissero nella rete.
๐‘ƒ๐‘† ๐ผ๐‘› ๐‘ž๐‘ข๐‘’๐‘”๐‘™๐‘– ๐‘ ๐‘ก๐‘’๐‘ ๐‘ ๐‘– ๐‘Ž๐‘›๐‘›๐‘–, ๐‘”๐‘–๐‘œ๐‘ฃ๐‘Ž๐‘›๐‘’ ๐‘๐‘Ÿ๐‘œ๐‘›๐‘–๐‘ ๐‘ก๐‘Ž ๐‘‘๐‘’ ๐ฟ๐‘Ž ๐‘๐‘Ž๐‘ง๐‘–๐‘œ๐‘›๐‘’ ๐‘’๐‘๐‘๐‘– ๐‘š๐‘œ๐‘‘o ๐‘‘โ€™๐‘–๐‘›๐‘ก๐‘’๐‘Ÿ๐‘ฃ๐‘–๐‘ ๐‘ก๐‘Ž๐‘Ÿ๐‘’ ๐‘ข๐‘›๐‘Ž ๐‘‘๐‘œ๐‘›๐‘›๐‘Ž ๐‘โ„Ž๐‘’ ๐‘Ž๐‘ ๐‘ ๐‘’๐‘Ÿ๐‘–๐‘ฃ๐‘Ž ๐‘‘๐‘– ๐‘Ž๐‘๐‘๐‘Ž๐‘Ÿ๐‘ก๐‘’๐‘›๐‘’๐‘Ÿ๐‘’ ๐‘Ž๐‘™๐‘™๐‘Ž ๐บ๐‘Ÿ๐‘Ž๐‘›๐‘‘๐‘’ ๐น๐‘Ÿ๐‘Ž๐‘ก๐‘’๐‘™๐‘™๐‘Ž๐‘›๐‘ง๐‘Ž ๐ต๐‘–๐‘Ž๐‘›๐‘๐‘Ž ๐‘’ ๐‘โ„Ž๐‘’ ๐‘“๐‘Ž๐‘๐‘’๐‘ฃ๐‘Ž ๐‘Ÿ๐‘–๐‘“๐‘’๐‘Ÿ๐‘–๐‘š๐‘’๐‘›๐‘ก๐‘œ ๐‘Ž ๐‘€๐‘Ž๐‘‘๐‘Ž๐‘š๐‘’ ๐ต๐‘™๐‘Ž๐‘ฃ๐‘Ž๐‘ก๐‘ ๐‘˜๐‘ฆ. ๐ธ๐‘Ÿ๐‘Ž ๐‘๐‘–๐‘’๐‘š๐‘œ๐‘›๐‘ก๐‘’๐‘ ๐‘’, ๐‘š๐‘– ๐‘๐‘Ž๐‘Ÿ๐‘’, ๐‘š๐‘Ž ๐‘Ž๐‘ฃ๐‘’๐‘ฃ๐‘Ž ๐‘๐‘Ÿ๐‘’๐‘ ๐‘œ ๐‘๐‘Ž๐‘ ๐‘Ž ๐‘‘๐‘Ž๐‘™๐‘™๐‘’ ๐‘š๐‘–๐‘’ ๐‘๐‘Ž๐‘Ÿ๐‘ก๐‘– ๐‘๐‘’๐‘Ÿ ๐‘ ๐‘’๐‘”๐‘ข๐‘–๐‘Ÿ๐‘’ ๐‘๐‘’๐‘Ÿ๐‘ก๐‘’ ๐‘™๐‘–๐‘›๐‘’๐‘’ ๐‘‘โ€™๐‘’๐‘›๐‘’๐‘Ÿ๐‘”๐‘–๐‘Ž ๐‘ก๐‘’๐‘™๐‘™๐‘ข๐‘Ÿ๐‘–๐‘๐‘Ž. ๐ต๐‘’โ„Ž, ๐‘ž๐‘ข๐‘Ž๐‘›๐‘‘๐‘œ ๐‘ข๐‘ ๐‘๐‘–๐‘– ๐‘™โ€™๐‘–๐‘›๐‘ก๐‘’๐‘Ÿ๐‘ฃ๐‘–๐‘ ๐‘ก๐‘Ž ๐‘โ„Ž๐‘’ ๐‘’๐‘Ÿ๐‘Ž ๐‘ ๐‘ข ๐‘๐‘–๐‘›๐‘ž๐‘ข๐‘’ ๐‘๐‘œ๐‘™๐‘œ๐‘›๐‘›๐‘’, ๐‘ก๐‘ข๐‘ก๐‘ก๐‘’ ๐‘™๐‘’ ๐‘๐‘œ๐‘™๐‘œ๐‘›๐‘›๐‘’ ๐‘’๐‘Ÿ๐‘Ž๐‘›๐‘œ ๐‘–๐‘›๐‘ฃ๐‘’๐‘Ÿ๐‘ก๐‘–๐‘ก๐‘’: ๐‘™โ€™๐‘–๐‘›๐‘ก๐‘’๐‘Ÿ๐‘ฃ๐‘–๐‘ ๐‘ก๐‘Ž ๐‘๐‘–๐‘œ๐‘’ฬ€ ๐‘–๐‘›๐‘–๐‘ง๐‘–๐‘Ž๐‘ฃ๐‘Ž ๐‘‘๐‘Ž ๐‘ž๐‘ข๐‘’๐‘™๐‘™๐‘Ž ๐‘โ„Ž๐‘’ ๐‘Ž๐‘ฃ๐‘Ÿ๐‘’๐‘๐‘๐‘’ ๐‘‘๐‘œ๐‘ฃ๐‘ข๐‘ก๐‘œ ๐‘’๐‘ ๐‘ ๐‘’๐‘Ÿ๐‘’ ๐‘™๐‘Ž ๐‘ž๐‘ข๐‘Ž๐‘Ÿ๐‘ก๐‘Ž ๐‘๐‘œ๐‘™๐‘œ๐‘›๐‘›๐‘Ž ๐‘๐‘œ๐‘– ๐‘๐‘Ÿ๐‘œ๐‘ ๐‘’๐‘”๐‘ข๐‘–๐‘ฃ๐‘Ž ๐‘๐‘œ๐‘› ๐‘™๐‘Ž ๐‘๐‘Ÿ๐‘–๐‘š๐‘Ž, ๐‘™๐‘Ž ๐‘ž๐‘ข๐‘–๐‘›๐‘ก๐‘Ž, ๐‘™๐‘Ž ๐‘ ๐‘’๐‘๐‘œ๐‘›๐‘‘๐‘Ž ๐‘’ ๐‘™๐‘Ž ๐‘ก๐‘’๐‘Ÿ๐‘ง๐‘Ž, ๐‘๐‘œ๐‘› ๐‘–๐‘™ ๐‘Ÿ๐‘–๐‘ ๐‘ข๐‘™๐‘ก๐‘Ž๐‘ก๐‘œ ๐‘‘๐‘– essere ๐‘๐‘Ÿ๐‘Ž๐‘ก๐‘–๐‘๐‘Ž๐‘š๐‘’๐‘›๐‘ก๐‘’ ๐‘–๐‘™๐‘™๐‘’๐‘”๐‘”๐‘–๐‘๐‘–๐‘™๐‘’. ๐‘๐‘œ๐‘› ๐‘š๐‘– ๐‘ ๐‘’๐‘๐‘๐‘’๐‘Ÿ๐‘œ ๐‘‘๐‘Ž๐‘Ÿ๐‘’ ๐‘ข๐‘›๐‘Ž ๐‘ ๐‘๐‘–๐‘’๐‘”๐‘Ž๐‘ง๐‘–๐‘œ๐‘›๐‘’ ๐‘›๐‘’๐‘๐‘๐‘ข๐‘Ÿ๐‘’ ๐‘– ๐‘ก๐‘’๐‘๐‘›๐‘–๐‘๐‘– ๐‘‘๐‘’๐‘™ ๐‘”๐‘–๐‘œ๐‘Ÿ๐‘›๐‘Ž๐‘™๐‘’. ๐‘‡๐‘’๐‘™๐‘’๐‘“๐‘œ๐‘›๐‘Ž๐‘– ๐‘Ž๐‘™๐‘™๐‘Ž ๐‘ ๐‘–๐‘”๐‘›๐‘œ๐‘Ÿ๐‘Ž, ๐‘ ๐‘๐‘ข๐‘ ๐‘Ž๐‘›๐‘‘๐‘œ๐‘š๐‘– ๐‘๐‘’๐‘Ÿ ๐‘™โ€™๐‘–๐‘›๐‘๐‘œ๐‘›๐‘ฃ๐‘’๐‘›๐‘–๐‘’๐‘›๐‘ก๐‘’ ๐‘’ ๐‘™๐‘’๐‘– ๐‘š๐‘– ๐‘Ÿ๐‘–๐‘ ๐‘๐‘œ๐‘ ๐‘’ ๐‘š๐‘œ๐‘™๐‘ก๐‘œ ๐‘ก๐‘Ÿ๐‘Ž๐‘›๐‘ž๐‘ข๐‘–๐‘™๐‘™๐‘Ž๐‘š๐‘’๐‘›๐‘ก๐‘’ โ€œ๐‘†๐‘– ๐‘ฃ๐‘’๐‘‘๐‘’ ๐‘โ„Ž๐‘’ ๐‘™โ€™๐‘Ž๐‘Ÿ๐‘ก๐‘–๐‘๐‘œ๐‘™๐‘œ ๐‘‘๐‘œ๐‘ฃ๐‘’๐‘ฃ๐‘Ž ๐‘ข๐‘ ๐‘๐‘–๐‘Ÿ๐‘’ ๐‘๐‘œ๐‘ ๐‘–ฬ€โ€. ๐ถโ€™๐‘Ž๐‘ฃ๐‘Ÿ๐‘’๐‘– ๐‘๐‘œ๐‘ก๐‘ข๐‘ก๐‘œ ๐‘ ๐‘๐‘Ÿ๐‘–๐‘ฃ๐‘’๐‘Ÿ๐‘’ ๐‘ข๐‘›๐‘œ ๐‘ ๐‘๐‘’๐‘›๐‘’๐‘”๐‘”๐‘–๐‘Ž๐‘ก๐‘œ, ๐‘š๐‘Ž ๐‘›๐‘œ๐‘› ๐‘โ€™๐‘’๐‘Ÿ๐‘Ž๐‘›๐‘œ ๐‘š๐‘œ๐‘Ÿ๐‘ก๐‘– ๐‘Ž๐‘š๐‘š๐‘Ž๐‘ง๐‘ง๐‘Ž๐‘ก๐‘– ๐‘’ ๐‘ ๐‘œ๐‘๐‘Ÿ๐‘Ž๐‘ก๐‘ก๐‘ข๐‘ก๐‘ก๐‘œ ๐‘›๐‘œ๐‘› ๐‘›๐‘’ ๐‘ ๐‘Ž๐‘Ÿ๐‘’๐‘– ๐‘ ๐‘ก๐‘Ž๐‘ก๐‘œ ๐‘๐‘Ž๐‘๐‘Ž๐‘๐‘’.
#VociNotturne Voci Notturne

.A proposito del Nobel in fisica 2025: il tunnelling quantistico oppure come “attraversare la montagna”

Immaginate la seguente scena: sto camminando in montagna, il sentiero sale molto ripido e la cima sembra cosi’ lontana. A un certo punto mi fermo davanti a una grande parete di roccia. La fisica classica direbbe che ho due possibilitร : o trovo il sentiero per scalarla, o…. torno indietro.
Ma nel mondo quantistico succede qualcosa di inaspettato: potrei semplicemente attraversare la montagna! Cosi’!.
รˆ come se, invece di dover superare la montagna, potessi “apparire” direttamente dallโ€™altra parte, senza scavarla nรฉ scavalcarla. Volete un altro esempio? E’ come se sbattessi contro una porta chiusa e, con un piccolo “colpo di probabilitร ”, mi ritrovassi di lร , senza romperla.
Questa รจ lโ€™essenza del tunnelling quantistico: un fenomeno in cui una particella (eh….onda) riesce a passare attraverso una barriera che, secondo le leggi classiche, non dovrebbe poter superare.

Ma cosa succede nel mondo quantistico?
Per capirlo, bisogna entrare un poโ€™ nel linguaggio della meccanica quantistica.
Ogni particella, quale un elettrone, un protone, perfino un atomo, non รจ descritta come un punto rigido, ma come unโ€™onda (si, nello spazio matematico multidimensionale…ma questa e’ un’altra storia), che puรฒ โ€œespandersiโ€ nello spazio.
Quando questโ€™onda incontra una barriera di energia piรน alta di quella posseduta dalla particella, una piccola parte dellโ€™onda โ€œfiltraโ€ oltre la barriera. E quella piccola parte rappresenta la probabilitร  che la particella compaia dallโ€™altra parte, come se avesse attraversato un tunnel invisibile: l’effetto tunnel quantistico!
Dal punto di vista matematico, รจ un effetto previsto dalle equazioni della fisica quantistica, tipo l’equazione di Schrรถdinger (quello del povero gatto). Dal punto di vista fisico, รจ uno dei comportamenti piรน sorprendenti oserei dire dellโ€™universo: una particella puรฒ violare la logica classica …(ma non quella quantistica).
Questo effetto non รจ un capriccio della natura, ma spiega fenomeni fondamentali come il decadimento radioattivo (alcune particelle โ€œtunnelanoโ€ fuori dal nucleo) o il funzionamento dei dispositivi elettronici, ad esempio i diodi tunnel, oppure sensori quantistici piรน avanzati.

Dal microscopico al macroscopico: il Nobel per la Fisica 2025
Nel 2025, il Premio Nobel per la Fisica รจ stato assegnato a John Clarke, Michel Devoret e John Martinis per aver mostrato che il tunnelling quantistico non รจ confinato al mondo delle singole particelle: puรฒ manifestarsi anche in sistemi macroscopici, visibili e costruiti con tanta cura in laboratorio.
I tre scienziati hanno utilizzato circuiti superconduttori, dove la corrente scorre senza resistenza, per creare giunzioni di Josephson, dove miliardi di elettroni agiscono come unโ€™unica entitร  quantistica.
In queste strutture, lโ€™intero sistema puรฒ attraversare una barriera di energia, proprio come una singola particella: il fenomeno chiamato tunnelling quantistico macroscopico.
Questa scoperta, nata negli anni Ottanta e riconosciuta col Nobel 2025 ha anche messo le basi per i qubit superconduttori per i computer quantistici.
Ha anche aperto una finestra su uno dei confini piรน affascinanti di tutta la fisica e oserei dire la scienza fisica: dove finisce il mondo quantistico e dove comincia il mondo classico?

Una riflessione personale
Come ricercatrice che lavora anchโ€™io nel campo della fisica quantistica, trovo in questo Nobel una lezione di eleganza e di umiltร : ci ricorda che la natura non ha confini netti, ma transizioni sottili e bellissime.
La fisica quantistica ci insegna proprio questo: che lโ€™impossibile, se lo si guarda con occhi nuovi, puรฒ diventare reale, anche attraversando…. una montagna.


E menomale che la Meloni era per la meritocrazia e contro lโ€™amichettismo.

La nomina di Beatrice Venezi alla Fenice รจ qualcosa di surreale.

Ormai รจ scontro frontale.

Cito dal Fatto: โ€œDopo tre ore e mezza di incontro tra sindacati e sindaco รจ sempre piรน scontro frontale. Ieri, nel faccia a faccia tra le 12 RSU, le sigle Cgil, Cisl, Uil e Fials e i vertici della Fenice, con il sindaco Luigi Brugnaro, รจ andato in scena il giorno della veritร . Nessuna apertura: la direzione ha respinto la richiesta di revocare la nomina di Venezi e di rimuovere il sovrintendente Nicola Colabianchi.

La mobilitazione ora punta al cuore della stagione. Proclamato lo sciopero per il 17 ottobre, giorno della prima del Wozzeck, con assemblea pubblica e concerto in Campo Santo Stefano, aperti a cittadini e musicisti solidali. Se la nomina non sarร  ritirata, la protesta proseguirร  fino a Capodanno, con la minaccia di bloccare anche il Concerto di Capodanno, trasmesso ogni anno in mondovisione su Rai 1.

Colabianchi ha difeso la scelta: โ€œรˆ bravissima, porterร  un sacco di soldi al Teatro โ€” ha detto โ€” le banche daranno piรน credito, arriveranno sponsorโ€.

Parole che i lavoratori definiscono โ€œla solita favolettaโ€ buona per giustificare scelte calate dallโ€™alto. Brugnaro ha provato a smorzare i toni proponendo โ€œun percorso conoscitivoโ€ con Venezi, ma la replica รจ stata secca: โ€œPrima ci si conosce, poi si decide un incarico, non il contrarioโ€.

Intanto le disdette degli abbonamenti salgono a 160, segno di un dissenso che travolge anche il pubblicoโ€.

Daje Meloni. Amichettismo ruleZ!

Ciccio Ingrassia.
Lโ€™attore che rideva per non piangere.

Ciccio Ingrassia nacque a Palermo, nel quartiere del Capo, in un tempo in cui i sogni costavano meno ma pesavano di piรน.
Era il 1922, e la Sicilia si portava addosso polverosa miseria e la voce dei mercanti che gridavano nei vicoli.
Lui, Francesco per lโ€™anagrafe, โ€œCiccioโ€ per chiunque lo avesse incontrato anche solo una volta, non nacque artista. Nacque povero, come molti, ma con quellโ€™ironia che in certi palermitani รจ una forma di sopravvivenza.

Fece di tutto: il barbiere, il falegname, il garzone. Ma in ogni mestiere ci metteva una mimica, una smorfia, una battuta, come se anche la realtร  fosse una scena da recitare. E forse lo era davvero.

Poi arrivรฒ Franco Franchi, e con lui il destino.
Due siciliani diversi ma complementari: uno, fuoco e istinto; lโ€™altro, misura e malinconia. Franco e Ciccio โ€” due nomi come due colpi di tamburo. Si trovarono sulle tavole del varietร , fra le risate e le luci tremolanti dei teatri di provincia, e da quel momento la loro vita diventรฒ una lunga scena in due.

Furono amati, fraintesi, snobbati e riscoperti.
Girarono piรน di cento film, molti dei quali i critici non vollero capire, ma che il popolo imparรฒ a memoria. E dentro quella comicitร  travolgente, spesso cโ€™era il dolore di chi, per mestiere, deve far ridere anche quando non ne avrebbe voglia.

Ciccio era diverso da Franco.
Aveva nello sguardo la malinconia di chi sa che la risata รจ una maschera sottile. Quando interpretava il โ€œserioโ€ accanto al โ€œmattoโ€, sembrava quasi proteggere lโ€™amico con la compostezza di un fratello ma

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