BUONASERA
Longuelo, 20.40; è quasi buio, torno in bici verso casa e attraversando un incrocio deserto noto un gruppo di ragazzi sul marciapiedi a una trentina di metri da me.
Avvicinandomi li vedo meglio: tutti maschi adolescenti, facce da terza media, sembrano appena usciti dal giardinetto comunale lì davanti e scherzano e si spintonano nella sera primaverile.
Uno di loro si piazza a bordo strada con la mano alzata, a dita aperte: faccia da bambino, carnagione scura, forse indiano; fra il vociare degli altri dice “Dammi un cinque”
(Pedalando gli passo accanto; mai visto prima, starà mica parlando con me?)
Proseguo veloce giù per la via lasciandomi il gruppo alle spalle; sento che qualcuno ride, il ragazzo dice ad alta voce “Perché non mi hai dato il cinque?” e poi aggiunge “Perché sono nero?”
(Freno, giro la bici e torno indietro)
Sulla strada cala il silenzio; mentre la mia Mountain Bike si avvicina il gruppo accenna a diradarsi, vedo un paio di figure riparare dietro a una vicina pensilina dell’autobus.
Mi fermo davanti a loro senza scendere di sella, chiedo “Dov’è quello che voleva il cinque?”
Il ragazzo esce dal gruppo, si fa avanti con la mano destra alzata, dice “Sono io”
Alzo anche la mia destra e gli do il cinque, SPLAT.
(La sua mano è piccola e fredda)
Gli altri si riuniscono attorno a lui; escono anche i 2 da dietro la pensilina, in tutto sono 5 o 6.
Mi rivolgo al ragazzo che sta ancora lì a mano tesa, come se volesse un altro “cinque”; spiego “Non credevo che parlassi con me; non ti conosco, mi è sembrato che stessi scherzando coi tuoi amici…”
“Ah, ecco… No, mi scusi, ha ragione…”
“Il fatto che sei nero non c’entra nulla, no?”
(Gli altri ridono; sembrano avvezzi al fatto che l’amico tiri fuori l’argomento in varie occasioni)
Il ragazzo rinuncia alla posa da “cinque”, poi generalizza “No, però… Cioè… Sa, col mondo di oggi…”
Gli faccio “Eh… Che c’ha, il mondo di oggi? Incontri tanta gente che non vuole darti il cinque perché sei nero?”
“Ah, si! Tantissima, sapesse…”; il tono sembra parodiare quello d’un anziano che lamenta il malcostume del paese.
“Ma perché, tu ti piazzi sempre sui marciapiedi a mano alzata a chiedere il “cinque” a tutti quelli che passano?”
“No, no”, intervengono gli altri “Non a tutti”
“E a chi, allora?”, chiedo io.
Il gruppo minimizza, normalizza la strana pratica; un biondino butta là, beffardo “Mah… Solo a quelli che ci sembrano un po’ s-simpatici…”
Continuiamo a prenderci in giro a vicenda ancora un po’, con tale naturalezza che a malapena ce ne accorgiamo; poi auguro buona serata a tutti e me ne vado.
(“BUONASERA A LEI” rispondono i ragazzi, quasi in coro)