ARTIFICIALE
L’intelligenza artificiale capirà
Le mie crisi, la mia infelicità,
Il tremito leggero del mio mento
Da qualche mese, quando mi addormento?
E il sole contro un muro di cascina
In primavera, la domenica mattina
Ritornerà, e non farà alcun male
Dentro l’intelligenza artificiale
Piena di balconi sarà la sera
Di appartamenti senza prospettiva
Si affaccerà mia madre alla ringhiera
Sembrerà giovane e calma, ancora viva
Farò, in quell’oltretomba, le piadine?
Magari cambierò le lampadine
Del mondo, e mi sentirò normale
Grazie all’intelligenza artificiale
TINA TURNER
Nata nel mondo del 1939 in America, a Brownsville, è morta in Svizzera ieri, nel mondo di adesso.
Figlia di un predicatore ha cominciato a cantare da bambina, nel coro della chiesa; si è sposata giovane, a 21 anni. Ha avuto dei figli, che hanno vissuto meno di lei.
Ha trascorso 83 anni nel tempo; prima che la malattia la spegnesse ha fatto sentire tantissime volte la sua voce.
(Aveva una voce molto forte, molto bella)
A vederla sul palco pareva indistruttibile; in effetti per 83 anni non si è lasciata distruggere da nulla. Dentro alla musica il suo spazio era invalicabile, al centro delle canzoni lei sembrava ascendere a una dimensione nella quale non poteva venir raggiunta; anche nei duetti col marito Ike Turner o nelle esibizioni con le grandi rock star – David Bowie, Mick Jagger, Rod Stewart – Tina era immersa in un’energia personale che partendo dalla voce coinvolgeva tutto il suo corpo; era un’energia fisica, sessuale, magnetica, che rimaneva immutata anche nelle incisioni su disco.
(Ascolta “Proud Mary”, ascolta “Acid Queen”: dentro alla sua voce c’è anche il suo corpo, seno piccolo e gambe muscolose, le narici e il torace dilatato mentre emette qualcosa che ti raggiunge anche se sei in casa tua 35 anni dopo l’incisione e stai stendendo i panni sul balcone)
Prima dei 40 anni la sua carriera sembrava finita: registrò persino un album di musica country, “Tina Turns Country On”; a metà anni ’70 alcuni artisti neri – anche Bobby Womack, o Ray Charles, ad esempio – provarono a cimentarsi con quella musica così tipicamente “bianca”, che sembrava non avere nulla a che vedere col loro linguaggio musicale… L’album country di Tina Turner non ebbe all’epoca alcun successo; io lo trovai nell’usato anni dopo in mezzo a molti altri dischi e lo comprai per curiosità.
(E’ bello; la sua voce rende dirompenti anche le ballate più melense, le straccia e le travolge confinando il dozzinale romanticismo di quei testi a una dimensione improbabile, quasi ironica)
Nel 1984 i suoni patinati dell’album “Private Dancer” e un radicale cambio di look – più sofisticato e rassicurante – la conducono a un successo mai raggiunto prima, a collaborazioni clamorose e a concerti di risonanza mondiale: sul palco del Live Aid la sua esibizione con Mick Jagger rimane memorabile.
(Nel 1985 il rock’n roll non era più nel suo periodo di massimo splendore ma Tina si, Tina splendeva sempre)
Nel 1986 la canzone “We Don’t Need Another Hero” risuonò innumerevoli volte dai finestroni aperti delle camerate nella caserma in cui svolgevo il servizio militare: Tina Turner ora piaceva anche ai miei commilitoni, ventenni italiani degli anni ’80 del tutto ignari di storia del Soul e del Rhythm ‘n Blues… Personalmente trovavo il brano un po’ monotono e non me ne spiegavo il successo; l’insuccesso del disco country di Tina uscito 10 anni prima però mi appariva altrettanto inspiegabile.
(Misteri del mondo)
Poi nel 1988 Bonnie Tyler incise una canzone, “The Best”; era un bel brano che non ebbe grandi riscontri… Qualcuno consigliò a Tina di farne una sua versione; uscì nel 1989 diventando uno dei suoi successi più noti, il cui titolo – esteso a “Simply The Best” – finì col diventare sinonimo di lei stessa e delle sue esibizioni, che a 50 anni sapeva ancora rendere travolgenti.
(Si sarebbe esibita poi per un altro ventennio; del 2009 è il suo “concerto d’addio” ma in realtà dopo è apparsa di nuovo, sporadicamente, in altri show… La “cosa” che lei aveva dentro se ne fregava delle date e forse è vero che il Rock’n Roll non muore mai)
Oggi è giovedì; qua il cielo è grigio, stanotte ha piovuto, in rete rockstar e colleghi di Tina in tutto il mondo stanno scrivendo messaggi di cordoglio per la sua morte, scrivono che era “Simply The Best”, “La Regina del Rock’n Roll”, “Una Leggenda Della Musica”…
(Io ho in casa almeno 10 dischi suoi; basterà metterne uno nello stereo e dentro alla musica ritroverò tutto… Il corpo, la voce, l’energia emessa in giorni ormai lontani che arriverà fino a me come sempre, con dentro lei, Tina, trascesa e invulnerabile)
TINA TURNER
Nata nel mondo del 1939 in America, a Brownsville, è morta in Svizzera ieri, nel mondo di adesso.
Figlia di un predicatore ha cominciato a cantare da bambina, nel coro della chiesa; si è sposata giovane, a 21 anni. Ha avuto dei figli, che hanno vissuto meno di lei.
Ha trascorso 83 anni nel tempo; prima che la malattia la spegnesse ha fatto sentire tantissime volte la sua voce.
(Aveva una voce molto forte, molto bella)
A vederla sul palco pareva indistruttibile; in effetti per 83 anni non si è lasciata distruggere da nulla. Dentro alla musica il suo spazio era invalicabile, al centro delle canzoni lei sembrava ascendere a una dimensione nella quale non poteva venir raggiunta; anche nei duetti col marito Ike Turner o nelle esibizioni con le grandi rock star – David Bowie, Mick Jagger, Rod Stewart – Tina era immersa in un’energia personale che partendo dalla voce coinvolgeva tutto il suo corpo; era un’energia fisica, sessuale, magnetica, che rimaneva immutata anche nelle incisioni su disco.
(Ascolta “Proud Mary”, ascolta “Acid Queen”: dentro alla sua voce c’è anche il suo corpo, seno piccolo e gambe muscolose, le narici e il torace dilatato mentre emette qualcosa che ti raggiunge anche se sei in casa tua 35 anni dopo l’incisione e stai stendendo i panni sul balcone)
Prima dei 40 anni la sua carriera sembrava finita: registrò persino un album di musica country, “Tina Turns Country On”; a metà anni ’70 alcuni artisti neri – anche Bobby Womack, o Ray Charles, ad esempio – provarono a cimentarsi con quella musica così tipicamente “bianca”, che sembrava non avere nulla a che vedere col loro linguaggio musicale… L’album country di Tina Turner non ebbe all’epoca alcun successo; io lo trovai nell’usato anni dopo in mezzo a molti altri dischi e lo comprai per curiosità.
(E’ bello; la sua voce rende dirompenti anche le ballate più melense, le straccia e le travolge confinando il dozzinale romanticismo di quei testi a una dimensione improbabile, quasi ironica)
Nel 1984 i suoni patinati dell’album “Private Dancer” e un radicale cambio di look – più sofisticato e rassicurante – la conducono a un successo mai raggiunto prima, a collaborazioni clamorose e a concerti di risonanza mondiale: sul palco del Live Aid la sua esibizione con Mick Jagger rimane memorabile.
(Nel 1985 il rock’n roll non era più nel suo periodo di massimo splendore ma Tina si, Tina splendeva sempre)
Nel 1986 la canzone “We Don’t Need Another Hero” risuonò innumerevoli volte dai finestroni aperti delle camerate nella caserma in cui svolgevo il servizio militare: Tina Turner ora piaceva anche ai miei commilitoni, ventenni italiani degli anni ’80 del tutto ignari di storia del Soul e del Rhythm ‘n Blues… Personalmente trovavo il brano un po’ monotono e non me ne spiegavo il successo; l’insuccesso del disco country di Tina uscito 10 anni prima però mi appariva altrettanto inspiegabile.
(Misteri del mondo)
Poi nel 1988 Bonnie Tyler incise una canzone, “The Best”; era un bel brano che non ebbe grandi riscontri… Qualcuno consigliò a Tina di farne una sua versione; uscì nel 1989 diventando uno dei suoi successi più noti, il cui titolo – esteso a “Simply The Best” – finì col diventare sinonimo di lei stessa e delle sue esibizioni, che a 50 anni sapeva ancora rendere travolgenti.
(Si sarebbe esibita poi per un altro ventennio; del 2009 è il suo “concerto d’addio” ma in realtà dopo è apparsa di nuovo, sporadicamente, in altri show… La “cosa” che lei aveva dentro se ne fregava delle date e forse è vero che il Rock’n Roll non muore mai)
Oggi è giovedì; qua il cielo è grigio, stanotte ha piovuto, in rete rockstar e colleghi di Tina in tutto il mondo stanno scrivendo messaggi di cordoglio per la sua morte, scrivono che era “Simply The Best”, “La Regina del Rock’n Roll”, “Una Leggenda Della Musica”…
(Io ho in casa almeno 10 dischi suoi; basterà metterne uno nello stereo e dentro alla musica ritroverò tutto… Il corpo, la voce, l’energia emessa in giorni ormai lontani che arriverà fino a me come sempre, con dentro lei, Tina, trascesa e invulnerabile)
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