MARZO 2020
Le veglie notturne, il lume, la matita
La strana spiegazione mai capita
Le grigie palazzine, le mattine
In cui giocavo a prender vitamine
Le code all’Esselunga, il coprifuoco
Svuotar scaffali come fosse un gioco
Finiti i guanti, alcool e amuchina
Vietato togliersi la mascherina
Stavamo in casa tutti, in ferme scene
Com’erano tranquilli i miei vicini
C’era un cartello, “Andrà tutto bene”
Messo al secondo piano, coi bambini
Ricordo l’ambulanza sotto casa
Una barella stesa in spazi stretti
E io che mi ostinavo a far qualcosa
A dipingere, a disegnar fumetti
(E anche se sembrava assurdo tutto
A volte ho comprato del prosciutto
E usciva Tex, passavano le bare
E tanta gente andava a lavorare
CON LE ROSE
Dal fiorista ieri pomeriggio eravamo in tanti a comprare le rose, 10-12 maschi moderni in una fila che usciva dal negozio e arrivava fin sul marciapiede.
Alle 17.20 del giorno di San Valentino la fioraia ci sparava 5-7 euro a rosa, se unite a un po’ di fiorellini bianchi quasi il doppio.
(Noi pagavamo, conformati ad un gioco perverso: tacendo e pagando inscenavamo una specie di discorso d’amore)
Mi precedevano nella fila uomini di varie età, ragazzi in felpa e giubbotto o uomini in abiti da lavoro: c’era persino un tipo grosso, con pantaloni e giacca giallo rifrangente da lavori stradali, che era lì per le rose.
Ad uno ad uno siamo usciti dal negozio con le rose in mano, ci siamo dispersi nella sera già primaverile: San Valentino era nel rosso dei semafori, si codificava nei fiori senza più spine, destinati a persone amate in vari modi, in vari gradi di intensità.
(Passioni e sentimenti viaggiavano per il paese, vagamente riassunti nel rosso cupo dei fiori: e anche incomprensioni, dolcezze, aspettative e presagi di corpi e di voci… Sotto a tutto, il sordo pulsare del sangue, che per il momento non si vedeva uscire da nessuna parte)
)
AUTUNNO
Adesso io e lei siamo intimi, il fatto di abitare nello stesso condominio ha facilitato le cose fra noi: dal mio balcone vedo la sua finestra – 3° piano, palazzina di fronte – e quando torna dal lavoro le basta citofonare e quasi sempre mi trova in casa; sale, resta quanto vuole, ormai spesso la doccia la fa da me.
Quando sento i suoi tacchi sul pianerottolo le apro prima che suoni il campanello, la accolgo in maglietta e pantaloni della tuta da ginnastica, lei si accorge subito della mia piccola fasciatura: “Ciao; cos’hai fatto alla caviglia?”
“Niente, una storta in bici… Prego, entra…”
(Mi oltrepassa sulla soglia emanando un leggero profumo; posa la borsetta ed è già nel cucinino, io richiudo la porta d’ingresso e lei siede vicino alla finestra guardandomi con più attenzione)
“Ehi, però tu zoppichi un po’!… Ti fa male?”
“Ma no; è successo ieri, tra qualche giorno va a posto…”
“Forse ho in borsetta una pomata…”
“Ah si? Ma… Per contusioni? Tipo il Lasonil?”
“Ehr… No, non è per le contusioni…”
“Va beh, non importa… “; entro in cucina anch’io, “Vuoi un caffè, dell’acqua, qualcosa?”
Si alza, mi prende per mano: “Fanculo l’acqua; ce la fai a raggiungere il letto?”
“Con te? Ma ceeerto”
(Lascia la borsetta in ingresso e fa per sostenermi ma non occorre; ci avviamo, si è già sfilata i sandali)
Sdraiata sotto di me si divincola un po’, senza fiato: “Oh, signore… Ma quanto pesi? Se ti metti così non respiro…”
“Peso 120 Kg, in effetti… Eh, lo so, sono un po’ ingombrante e ho pure ‘sta pancia… Però posso mettermi di fianco e tu…”
“Stai buono… Ora comando io”
“Okay”
“Girati; a pancia in giù”
“Così?”
“Si; sta fermo lì, aspetta…”
“Scusa… Dove vai?”
“Aspettami!”
(La sento trafficare in ingresso, vicino all’appendiabiti; fruga un po’ nella sua borsetta, poi torna in camera)
“Cos’hai preso, la pomata per la caviglia?”
“Non voltarti! Rimani così, alzati solo un po’ sulle ginocchia…”
“N-no, scusa, no… M-ma… Ma cos’hai, lì? Uè, guarda che non faccio ‘ste cose, io…”
“Faccio tutto io, Baggi; tu non ti muovere”
“Senti, non preferiresti invece…”
“No”
“Ahia!”
“Zitto”
“Guarda che non…”
“Ecco…”
“Uhm”
“Fa male?”
“N-no…”
“No?… Sicuro?”
“Ma… Hai già fatto?”
“Si”
“Ah… Okay”
(Lei tace; sembra perplessa)
“Baggi, ma… Insomma, tu ci sei abituato!”
“A cosa?”
“A… A QUESTO!”
“Tu dici?”
“Io dico”
“Boh… Magari… S- saranno le spese condominiali…”
“Cioè? Te le mandano direttamente nel culo?”
“Perché, a te no?”
(Parliamo delle spese condominiali, del nostro amministratore: lei paga meno di me perché ha meno millesimi e il suo riscaldamento è autonomo, lei di queste cose se ne intende un casino e così discutiamo, ci infervoriamo su detrazioni fiscali e convenienza del fotovoltaico; fuori il sole tramonta in fretta, ormai è Autunno)