E ANCHE PER ME
Esselunga, sera: sono l’ultimo alla cassa 1, ho già pagato la mia spesa e la sto mettendo nello zaino; la cassiera ha chiuso il cassetto e conta i soldi.
Una signora sui 60 anni arriva dietro di me e dispone alcuni articoli sul banco: magra, lunghi capelli bianchi, sopracciglia nere, mascherina e guanti azzurri “usa e getta”; indossa una specie di mantellina grigia e ha nel carrello parecchia roba.
La cassiera avverte: “Cassa chiusa, signora”
Lei continua a mettere la sua spesa sul banco: “No, scusi; io sono l’ultima!”
La cassiera dice: “Il signore qua” – cioè io – “era l’ultimo; ora ho chiuso la cassa”
La signora incalza: “Ma io ero dietro di lui! Stavo solo sistemando la roba nel carrello; è lei che non mi ha visto”
(Non è vero; vagava col carrello in mezzo al supermercato in cerca d’una cassa libera)
La cassiera le indica una breve fila poco più in là: “La cassa 4 è ancora aperta; deve andare alla cassa 4”
La signora continua a mettere la spesa sul banco, da sotto la mascherina insiste: “No, per favore, mi batta la spesa lei… Per una cosa in più, cosa le costa?”
(Ma le sue cose son tante; le accumula sul banco, imperterrita)
La cassiera spiega, gentile: “Ormai la cassa è chiusa, sto contando i soldi. La direzione mi ha chiesto di chiudere la cassa 1, adesso lei può andare alla cassa 4”
La signora si fa petulante: “Ma non mi faccia andare alla cassa 4, daaai… Ho già messo la mia roba qui… Per favore…”
Sto per offrirmi d’aiutarla a spostare la sua spesa in un lampo ma lei tira fuori una storia d’un bambino che la aspetta a casa, un bambino che a me pare un po’ inventato, quasi fiabesco, dickensiano, e poi infittisce la sua querimonia affermando che lì ormai le cassiere la conoscono, che lei è una cliente “di tutte le sere”… Vedendo che la cassa 1 rimane chiusa conclude con un bel “Comunque io di qua la mia roba non la tolgo” e poi intima alla cassiera “Mi faccia parlare con un responsabile!”
La cassiera ruota il busto di poco, fa un cenno ad una donna magra in giacca e pantaloni blu che si avvicina a passo svelto et voilà, ecco la responsabile: “Siamo in chiusura, signora; che problema c’è?”
La signora dice che la cassiera non vuole batterle la spesa.
La cassiera tace, il suo sguardo si è fatto insondabile.
La responsabile esorta la “Cliente Di Tutte Le Sere” ad andare alla cassa 4.
La Cliente chiede di parlare con un responsabile.
La responsabile dice “Sono io la responsabile”
(Forse la Cliente esigeva le venisse condotto dianzi un “vero” capo, il Capo Dei Capi: un U.O.M.O., bello grosso, incravattato, che sgridasse la cassiera davanti a tutti)
Adesso la donna torna ad evocare questo bambino che la aspetta a casa; “Malato”, aggiunge.
Dalla cassa 4 si sente abbaiare un cagnolino e lei da sotto la mascherina intensifica la sua narrazione, corroborandola con cani e germi: “Alla cassa 4 c’è una cliente con un CANE! La vedo da qua!… Io non vado a farmi battere le cose alla cassa 4, io ho a casa un bambino malato e non rischio di infettarlo con… Con chissacché! Apritemi una cassa o battete la mia spesa qui, altrimenti voglio parlare con un responsabile…”
Mi intrometto: dico alla signora “Mah, se va adesso alla cassa 4 quando la sua spesa verrà battuta il cane non ci sarà più… Se vuole la aiuto a…”
Lei mi interrompe con fermezza: “Senta, IO penso al mio bambino, LEI pensi alla sua famiglia, va bene?”
(L’uso reiterato dell’argomento “bambino” contro ogni richiamo alla ragione, il retroterra ideologico che la porta d’istinto ad attribuirmi Una Famiglia a cui pensare, quelle sopracciglia guizzanti sopra gli occhietti incattiviti mi fan venire voglia di mollarle una sventola; anzi, 2, ad essere sincero)
La signora torna all’attacco infierendo sull’Esselunga in generale; ora non si rivolge più tanto alla responsabile in giacca e pantaloni blu, né alla cassiera, che la fissa senza espressione… Sembra rivolgersi a T.U.T. T. I., al Mondo; ad alta voce interroga lo spazio vuoto fra le casse e le corsie alle sue spalle: “MA POI ALL’ESSELUNGA NON ERA VIETATO L’INGRESSO AI CANI? UNA VOLTA C’ERANO TANTO DI CARTELLI! ADESSO FATE ENTRARE I CANI E VI RIFIUTATE DI BATTERE LA SPESA A ME? POSSO PARLARE CON UN RESPONSABILE, PER FAVORE???”
Va a finire che la responsabile in giacca e pantaloni blu apre la cassa 2 e la spesa glie la batte lei.
La cassiera della cassa 1 finisce di contare i soldi e li mette in una busta; non mostra la minima emozione e io la saluto con calore, cerco di raggiungerla con un “Grazie e buonasera!”
Senza guardarmi lei risponde “Buonasera”, con la potenza imperturbabile delle rive calme, delle anse dei fiumi.
Zaino in spalla mi incammino verso l’uscita; mi sento vagamente mortificato, dispiaciuto per la cassiera, per la responsabile, anche un po’ per la signora con la mascherina.
(E per il bambino, per il cane, per l’Esselunga, per le rive calme e per le anse dei fiumi; anche per me e per la mia “famiglia”, che giace in un luogo lontano e ormai neppure in sogno mi appare più)