Varie

Pensavo che “Salò” di Pasolini fosse il film più maledetto che la cinematografia italiana potesse concepire. Mi sbagliavo. 1977, due anni dopo, Pier Giuseppe Murgia, dirige “Maladolescenza”. Film bannato quasi ovunque, protagonisti attori minorenni che in alcune scene imitano degli atti sessuali e si denudano.

Ne ho sentito parlare, ne ho letto articoli in rete, sto cercando il coraggio di guardarlo per farmene un’idea. Vorrei sapere la vostra, se l’avete visto oltre a rispondere ad una domanda: l’arte, il cinema, può arrivare a tanto o deve porsi dei limiti?Ho letto vari commenti contrastanti (e qualcuno anche gratuitamente poco educato) sotto al mio post precedente riguardo Red Dead Redemption 2. Ora vorrei dirvi la mia, raccontandovi quello che è appena successo proprio in-game:

Ero a gironzolare col cavallo sul ciglio di una montagna per esplorazione, e malauguratamente son caduto in un burrone: ho cominciato a rotolare malamente, e il cavallo appresso a me.
Dopo un discreto volo, sono quindi arrivato parecchio più in basso, vivo non so come, ma il cavallo (anche uno con discrete caratteristiche) è rimasto a metà della caduta ferito a morte (e impossibilitato a muoversi) nitrendo in continuazione.
Così, ho iniziato a provare a risalire il bordo della maledetta montagna per dargli il rivitalizzante, senza mai riuscirci, perché la neve faceva scivolare Arthur in ogni punto in cui provassi a salire.
La cosa è andata avanti per dieci minuti buoni. Con la notte e i gradi che calavano, i vestiti di Arthur che diventavano sempre più colmi di neve, le sue statistiche che peggioravano e le espressioni del viso che diventano sempre peggiori (e anche l’onore, a quanto pare). Mentre sia lui che io tiravamo giù imprecazioni in tre lingue diverse.  
Insomma, per chiudere, l’unico modo per salvare il cavallo è stato quello di risalire la montagna dall’altra parte e ributtarmi un’altra volta in basso sperando, di non ammazzarmi per recuperarlo.

Alla fine ce l’ho fatta.
E l’emozione e la soddisfazione provata mi hanno definitivamente fatto capire che non sto giocando a un videogioco ma sto vivendo un capolavoro. Perché questo è. E sta ridefinendo il mio modo di pensare all’esperienza videoludica.

Lunga vita alla Rockstar, allora, e a quello che ha saputo creare.

HERE

Non ha avuto molto successo di botteghino, nel suo paese, il film “Here” del 2024. Non c’è da stupirsi. Anche se gli Usa possono forse vantare il più grande gruppo di persone istruite e intelligenti del mondo, la base del paese è costituita da post-diseredati che dedicano il poco tempo libero che hanno agli alcolici e al football della palla ovale. Un pubblico che non legge un libro da qualche decennio e che apprezza i film solo se sono spiegati per filo e per segno (Cinema for dummies).
Vorrei subito evidenziare che si tratta di un film che sfrutta magnificamente la computer grafica, il che mostra come essa sia ormai uno strumento irrinunciabile per qualsiasi produzione, sia pur non di carattere fantastico. In particolare, lascia a bocca aperta come Tom Hanks e Robin Wright sono stati ringiovaniti, cosa che diventa struggente soprattutto per chi li ha amati come protagonisti di “Forrest Gump”.
È un film che richiede molta attenzione e concentrazione (il che ne spiega anche l’insuccesso) e il soggetto viene da un graphic novel di Richard McGuire; ma se il fumetto, pur geniale, si limita a una un po’ fredda sovrapposizione di istantanee che colpiscono per l’accostamento e il loro intersecarsi, la pellicola si spinge più lontano e ci narra di vite intere.
Perché parla dello scorrere tempo (e chi meglio di Zemekis per questo compito?) ma narra anche dei luoghi della nostra vita, quei luoghi che per noi hanno uno specifico e intenso significato. E lo fa mettendoci di fronte al fatto che quegli stessi luoghi hanno avuto significato anche per altre persone e che hanno anche un loro valore intrinseco, che esisteva persino prima di noi.
Un racconto pieno di soprese, perché, soprattutto per chi ha vissuto abbastanza, c’è dentro tutto ciò che chiunque di noi forse potrà umanamente vivere.
Da appassionati di fantascienza, ci dispiace un po’ che la narrazione non si spinga oltre il presente, mentre nel fumetto giunge anche al 2033. Un sacrificio però necessario perché andare oltre avrebbe tolto il focus sulla nostra esperienza personale, e dal bellissimo finale che ci lascia con quel senso di meraviglia e commozione per l’esistenza che ognuno dovrebbe provare almeno una volta nella vita. Per dargli significato.

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