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📋 Nel 1982, il maggior critico cinematografico del New York Times, Vincent Canby, scriveva questa imperdibile recensione de La Cosa:

“La cosa” di JOHN CARPENTER è un film sciocco, deprimente e iperprodotto che mescola horror e fantascienza creando qualcosa che non diverte né come l’uno né come l’altro. A volte sembra che ambisca a diventare l’emblema del film idiota anni ’80, una pellicola praticamente priva di trama e composta principalmente da effetti speciali creati in laboratorio, con gli attori ridotti a semplici oggetti di scena destinati ad essere fatti a pezzi, sgozzati, squartati e decapitati, per essere poi mangiati e rigurgitati come – indovinate? – ulteriori effetti speciali creati in laboratorio.

Potrebbe esserci una metafora in tutto questo, ma ne dubito.
Carpenter ha dimostrato di saper girare ottimi film horror, relativamente semplici e vecchio stile (“Halloween”) ed efficaci thriller di suspense (“Fuga da New York”), ma sembra perdere il controllo quando mescola due o più generi, come aveva già fatto in “The Fog” e ripete qui.
Per la cronaca, va subito detto che questo nuovo film assomiglia solo superficialmente al classico di Howard Hawks del 1951 “La cosa da un altro mondo”, benché entrambi siano ispirati allo stesso materiale d’origine, il racconto “Chi va là?” di John W. Campbell Jr.
Il film di Hawks, sceneggiato da Charles Lederer e diretto da Christian Nyby, è in qualche modo un capolavoro di sobrietà. È anche divertente. Questa nuova “Cosa” invece è stata scritta senza particolare stile da Bill Lancaster e diretta da Carpenter senza apparente energia o capacità di condividere il suo interesse con il pubblico.

L’ambientazione è una piccola base scientifica americana isolata in Antartide, e “la cosa” è una creatura extraterrestre rimasta congelata per 100.000 anni nel ghiaccio del Polo Sud e accidentalmente scongelata da alcuni sfortunati scienziati norvegesi. Uno dei principali problemi del film è che la creatura non ha una forma propria identificabile: è semplicemente una massa di sanguinosa protoplasma che, come qualcuno solennemente spiega, “imita altre forme di vita”, e quindi, per buona parte del film, gira assumendo l’aspetto di persone comuni.

In questo senso, “La cosa” di Carpenter sembra essa stessa imitare altre forme di film, in particolare “L’invasione degli ultracorpi”.
Kurt Russell, Richard Dysart, A. Wilfred Brimley, T.K. Carter, Peter Maloney, David Clennon e altri bravi attori compaiono sullo schermo, ma non c’è nemmeno un vero personaggio da interpretare. Agli interpreti si richiede soltanto di reagire con terrore e sgomento di tanto in tanto. Come tutti quei film che non si fidano della propria capacità di mantenere vivo l’interesse del pubblico con mezzi drammatici legittimi, “La cosa” mostra fin troppo presto e troppo frequentemente il mostro, perdendo ogni possibile sviluppo narrativo. Finisce per muoversi senza meta, passando da un effetto pseudo-horror all’altro.
Può risultare divertente solo per chi è soddisfatto da visioni come una testa che cammina su gambe da ragno; autopsie di cani e umani in cui le viscere esplodono per assumere altre forme non facilmente identificabili; mani mozzate, corpi bruciati, tentacoli simili a vermi che escono dalla bocca di una testa recisa, oppure due o più corpi fusi insieme che sembrano costine ricoperte di salsa barbecue.

“La cosa”, che debutta oggi al cinema Rivoli e in altre sale, è troppo artificiosa per essere disgustosa. Si qualifica semplicemente come spazzatura istantanea.

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