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LA CINA E I CHIP: IL SORPASSO CHE GLI USA NON VEDONO ARRIVARE?
In tema di semiconduttori sono ormai numerosi gli scienziati cinesi, che svolgevano la propria ricerca sui negli USA, ad aver risposto positivamente al richiamo di Pechino. D’altro canto, secondo l’Emerging Technology Observatory della Georgetown University gli studiosi cinesi hanno pubblicato nel quinquennio 2018-2023 un numero impressionante di pubblicazioni scientifiche sui chip (circa 161.000) superiore alla somma degli tre Paesi più prolifici (Stati Uniti, India e Giappone). A giugno 2024, Pechino ha lanciato un fondo di investimento focalizzato esclusivamente sull’industria dei semiconduttori che ha raccolto 48 miliardi di dollari con il deliberato obiettivo di ridurre il gap rispetto agli USA. Sono certo che non pochi lettori staranno pensando: ”i cinesi sono tanti, è del tutto legittimo che la quantità delle loro pubblicazioni sia così elevato”. In verità, se guardiamo bene ai contenuti pubblicati dalla Chinese Academy of Science ed alcuni recenti risultati, si potrebbe profilare all’orizzonte un “salto della quaglia” tecnologico da parte dei cinesi. Intendo fare riferimento alla fotonica del silicio, che utilizza segnali ottici a basso consumo con una minima generazione di calore su lunghe distanze e offre un’efficienza energetica superiore rispetto alle interconnessioni in rame. Si tratta di una tecnologia la cui industrializzazione permetterebbe una gestione efficace dell’annoso problema della gestione del consumo energetico nei data center (per l’IA e il calcolo a alte prestazioni). In particolare, il JFS Laboratory, con sede a Wuhan, capitale della provincia centrale di Hubei e polo nazionale per la ricerca sulla fotonica, è riuscito a illuminare una sorgente laser integrata con un chip basato sul silicio, la prima volta che questo è stato realizzato con successo in Cina. Si tratta di un traguardo che non sposta ancora l’asse della competizione (trasformare le scoperte scientifiche in prodotti commerciali non è assolutamente agevole), ma potrebbe aiutare Pechino a superare le attuali barriere tecniche nella progettazione dei chip e a raggiungere l’autosufficienza nonostante le sanzioni statunitensi. Se la Cina riuscisse dunque ad avanzare nella fotonica del silicio – un settore che non dipende dalla litografia ultravioletta estrema (EUV) dominata dagli Stati Uniti – non solo riuscirebbe a superare le attuali restrizioni tecnologiche e le sanzioni imposte dall’Occidente ma anche a ridefinire il panorama globale dei semiconduttori. Tutto sommato ripeterebbe quanto realizzato nell’automotive, dove percependo di non riuscire a colmare il gap sui motori endotermici ha puntato su un nuovo paradigma: quello che vede l’automobile come un oggetto digitale. Sottovalutare la Cina nei semiconduttori potrebbe essere l’errore più costoso che gli USA abbiano mai fatto. Se Pechino riuscirà a fare il salto tecnologico che già si intravede all’orizzonte, non solo sfuggirà alle restrizioni occidentali, ma riscriverà le regole del gioco. E allora, più che imporre sanzioni, a Washington toccherà imparare a rincorrere.