29 luglio 1719

_ “Zoppicate ancora Herr Gefreiter, eppure vi facevo guarito…
_ Buonasera Madame, eh si, il mio passo ancora é incerto. La pugna fu dura…
_ Accomodatevi qui, accanto a me. Ho tante cose da raccontarvi.
_ Attendete ancora un istante, mia Signora, acché ammaestri il cuore.
_ Cosa dite?
_ Dall’ istante in cui vi vidi entrare, il cuore mi é sussultato nel petto e da allora non ha smesso di piroettare capriole.
Ancora un secondo e mi bardero’ del vostro braccio a tepore del mio capo ferito.
[…]
Cammino a fatica, é vero, eppure col cuore galoppo percorsi che neppure il vostro ermellino, all’intuire del ritorno a palazzo della sua padrona, guizzando gioioso tra gli arredi, i drappi, i candelabri ed arrampicandone i mobili a bolino, precipitandosi di stanza in stanza come in una giuliva staffetta, il cui solo testimone è la gioia vera pel vostro ritorno.
Se potesse squittire nella vostra lingua, vi dichiarerebbe: “Bentornata a casa, mia Padrona, siete voi la mia casa.”

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