12 agosto 1719

_ Passatemi l’accappatoio, siate cortese Mein Ritter. Quello bianco sul causeuse.
_ Ecco, Mia Signora, e lasciate vi frizioni i capelli.
_ Non vi sentite fortunato? Vi ho eletto come preferito del mio amore. Ve ne profondo senza riserve, e voi lo sapete, voi lo sentite…ogni istante.
_ Fortuna? Io la chiamerei mostrina oppure il salario del buon soldato.
_ Mi riducete,quindi, ad una Vostra mera conquista, Mein Herr?
_ Affatto. Non intendevo questo.
Per me siete, piuttosto, la promozione, anzi: la meritata licenza, dopo essermi battuto in durissima battaglia.
La battaglia contro di Voi, anzi, contro me stesso.
É da innumerevoli mesi che alle vostre offerte, rispondevo con apparente freddezza o sufficienza. Frustrando i Vostri inviti per il thè o centellinando le passeggiate in calesse. Distogliendo lo sguardo ai Vostri occhi che, stupendi, già, da tempo,mi cercavano amandomi.
Disertando le vostre richieste d’aiuto per futili problemi o tenendomi a distanza di fioretto dai tentativi dei Vostri abbracci.
Il resistere in codesta trincea, é stata, per me, la più struggente delle battaglie.
Non battersi pur desiderando farlo, in un campo sul quale già brindava la vittoria.
Ammassare sacchetti di sabbia sulla casamatta del proprio cuore per poi accorgersi che quello che tuonava non erano i cavalchi minacciosi dell’alluvione, bensì lo zirlo di cicale che annunziava la primavera.
E la mia primavera siete Voi.
Il mio magnifico armistizio.

Duro e’ decidersi se e’ maggiore la gloria dell’assediato o quella dell’assalitore, eppure ho guadagnato sul campo, ogni stilla del vostro amore, oh specialissima creatura.
Perché resistere così a lungo a tanto tenero ardimento, pur desiderando, da sempre, calargliene di ponte elevatoio; (converrete con me, Sublime Signora,) può solo connotarmi di alto eroismo.”

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